Casini: Follini ha violato il patto con gli elettori

Il leader Udc: su un atto simile non si può costruire nulla di buono. La replica: al Paese serviva un governo, mi seguirete...

Roma - Tradimento. E un tradimento non potrà mai dare buoni frutti: né per chi tradisce né per chi accoglie il traditore. Pierferdinando Casini respinge le lusinghe di Marco Follini e lo manda, metaforicamente, all’inferno. Proprio in fondo nel cerchio dei traditori della propria parte politica, quello del conte Ugolino. Nell’ex partito di Follini nessuno usa quel termine. Tutti, dal segretario Lorenzo Cesa al vicepresidente del Senato Mario Baccini, confessano delusione e un pizzico di rabbia per l’inelegante salto del fosso del loro ex leader. Fino a un minuto prima dell’outing erano convinti che alla fine Follini sarebbe rimasto fedele a se stesso e alla sua storia. Di fronte alla scelta di andarsi a sedere dall’altra parte sono rimasti allibiti ma nessuno parla di tradimento. Il capogruppo Udc al Senato, Francesco D’Onofrio gli addebita un «grave errore politico» ma rifiuta di definirlo «un giuda o un traditore». Proprio quello che invece fa Casini. In nome di una lunga militanza politica che li dipingeva sempre vicini come fratelli: uno bello, l’altro intelligente.
La scelta del capo dello Stato per Casini «è stata ineccepibile» ma, aggiunge, «c’è stata una mancata assunzione di responsabilità della classe dirigente dei problemi dell’Italia». Dunque per l’ex presidente della Camera «quella che stiamo vivendo è una pagina triste» e quello che accade al Senato «un suk indecoroso». Ma le parole più dure Casini le riserva a Follini. «Su un atto di trasformismo e di tradimento degli elettori non si potrà costruire mai nulla di buono per il futuro del Paese».
Una risposta sprezzante alle previsioni di Follini che invece insiste dicendosi convinto di aver anticipato una decisione che poi prenderà pure l’Udc. «Aspettiamo qualche mese» profetizza, respingendo pure l’accusa di trasformismo perché «i trasformisti in genere guadagnano qualcosa dalle loro scelte, io invece qualcosa ci ho sempre rimesso». E comunque Follini difende la sua scelta: «Non sono prodiano e non milito nel centrosinistra, lavoro per costruire uno scenario diverso. Questo scenario ha bisogno che un governo ci sia».
Delusi tutti i suoi ex alleati. Il segretario Cesa confessa di non aver voluto credere fino all’ultimo che Follini facesse questo passo e taglia corto: «Noi stiamo e resteremo nel centrodestra». L’Udc, conferma pure Baccini, «voterà compatto contro Prodi». Le parole di Casini dovrebbero anche mettere un freno alle voci che davano per certa una sorta di diaspora dall’Udc al seguito di Follini. Voci tanto insistenti da indurre a una smentita il senatore Massimo Fantola che ha confermato il suo «no convinto al governo Prodi».
Prende le distanze anche l’ex ministro Ortensio Zecchino, sostenitore di Follini, che è stato eletto in Campania: «La sua scelta di soccorrere il traballante governo Prodi interrompe definitivamente il comune impegno di realizzare un nucleo di aggregazione popolare alternativo al centrosinistra. Registro che ancora una volta la formale assenza di vincolo di mandato si traduce nei fatti nel travisamento delle vere motivazioni del voto popolare».