Casini a Genova infiamma i nostalgici della Dc

Sala gremita, allo Starhotel di Corte Lambruschini, per ascoltare il presidente dell’Udc Pierferdinando Casini, al culmine della sua visita-blitz in Liguria. Casini era stato in precedenza a Sanremo dove aveva partecipato a un incontro elettorale per promuovere la candidatura a sindaco di Antonio Sindoni, e di Fabrizio Gramondo per il vertice del Comune di Imperia. Una puntata anche a Savona, dove si vota per la Provincia: «Questo capoluogo - ha insistito Casini - è una realtà importante a livello elettorale e dobbiamo fare il possibile per andare come partito al ballottaggio» sostenendo il candidato alla presidenza Giancarlo Garassino. Ma il clou, ovviamente, per l’ex presidente della Camera è stato l’incontro a Genova, preparato fin nei minimi particolari da Rosario Monteleone, vicepresidente del consiglio regionale e riconosciuto leader del partito in Liguria, e dal professor Vincenzo Lorenzelli. Entrambi assai compiaciuti del numero di presenze che promettono l’ascesa del consenso dell’Udc. Casini, in maniche di camicia, dopo un breve intermezzo con i giornalisti, ha parlato per una quarantina di minuti, ovviamente soffermandosi su temi di carattere nazionale. Ha evitato, comunque, qualsiasi riferimento diretto alle vicende personali del premier, per dedicarsi invece a una critica serrata al governo, ma anche al centrosinistra, in nome della collocazione al centro dello schieramento politico nazionale. Numerosi gli strali rivolti al leader del Pd Dario Franceschini: «A lui consiglio un buon psicanalista, perché uno che dice tutti i giorni che Berlusconi è il pericolo della democrazia e poi vota il referendum, che darebbe tutto il potere in mano a Berlusconi, qualche problema di coerenza evidentemente lo ha». Ma Casini non risparmia neppure Antonio Di Pietro. Poi sterza ancora, e va contro i due Claudio, il governatore e il ministro: «Dico no alle pantomime. Come quella tra Burlando e Scajola che fanno come i ladri di Pisa: litigano di giorno e vanno a rubare la notte. Scherzo ovviamente... e lo preciso perché non hanno senso dello humour. Ma voglio sottolineare che è vero che litigano e poi si spartiscono la torta». Frasi che sembrano fatte apposta per scaldare ancora di più, nella sala già rovente dell’hotel, iscritti e simpatizzanti in platea. Subito dopo, partenza in auto per Milano. Per l’ennesima replica della campagna elettorale.