«Casini gioca d’azzardo ma solo Berlusconi decide sulla leadership»

Marianna Bartoccelli

da Roma

«Tutto in perfetto stile doroteo». È la definizione sui toni recenti usati dal presidente della Camera, che dà Raffaele Lombardo, l’eurodeputato catanese (e presidente della Provincia) ex Udc e ex grande amico di Casini e Follini, oggi fondatore di una sorta di Lega del Sud, il Movimento per l’autonomia. Il suo primo risultato è stato quello di determinare la vittoria del sindaco della Cdl al Comune di Catania. Adesso i suoi voti, pare che siano almeno la metà di quelli dell’Udc siciliana, sono ambiti innanzitutto dalla Cdl ma anche l’Unione sembra gradirli. Lombardo continua a sostenere che il suo movimento starà dalla parte di chi garantirà una vera azione politica per il Sud. Fino ad ora gli incontri più produttivi, dichiara, sono stati quelli con il premier Berlusconi.
Rotondi vuole rifare la Dc e l’Udc sembra ci stia. E lei, dc della prima ora, ci sta?
«Con Rotondi abbiamo eccellenti rapporti e che lui volesse rifare la Dc è cosa nota. Quello che mi pare curioso è che rispondano con entusiamo quelli dell’Udc che alle scorse Regionali posero il veto a Berlusconi di candidare la piccola Dc. È segno della paura di non arrivare al 4%»
Non può esserci un disegno più ampio?
«Credo di sì. Casini e Follini contano sull’implosione di Forza Italia. Raccogliendo così tutti i democristiani, ovunque siano. Ipotizzano che se così avverrà diventa ineluttabile il cambio di leader. E Casini è lì pronto ad assumere l’eredità».
È il sintomo di un processo di rottura irreversibile dell’alleanza?
«Casini sta facendo il suo azzardo. Sa che per lui questo è un momento irripetibile e quindi rischia. Lui e Follini usano con Berlusconi la tattica della doccia scozzese. Non si rendono conto che a decidere della leadership non può che essere Berlusconi. Lui solo ha l’autorevolezza, la forza politica ed anche finanziaria di imporsi come leader. Il successore non può deciderlo che lui. E deve essere vincente e affidabile».
Casini viene considerato con questi requisiti...
«Non mi pare che le polemiche di questi giorni garantiscano dell’affidabilità. Per quanto riguarda il vincente più di Berlusconi, be’, ho i miei dubbi».
È stata una mossa per sottolineare quanto sia indispensabile l’Udc nella maggioranza?
«Non credo. Io penso che per Casini l’Udc sia ormai da archiviare, è una palla al piede. Come un buon «padrone», lui pensa che quel partito sia ormai da buttare a mare. L’obiettivo è chiaramente il partito moderato, di cui assumere la leadership».
Un partito unico dei moderati è quello che sembrano volere tutti, compreso il suo movimento...
«C’è una profonda differenza. Io metto su un movimento per l’autonomia, radicato in Sicilia e nel Mezzogiorno, che si federa con un partito che fa un patto per realizzare il nostro programma. Un partito nazionale dove il leader venga votato dagli iscritti e non deciso a tavolino come erede. Questo chiacchiericcio sulla leadership, sul partito unico che ognuno vuole a suo modo, lo trovo stucchevole. Cosa vuole che importi ai siciliani che sanno che il divario tra Sicilia e resto d’Italia continua a crescere, come dimostra la Svimez. Abbiamo problemi ben più seri. A oggi l’unico politico che da Roma ha cercato di avanzare proposte è stato Miccichè. Non mi pare che Follini e neanche Casini pronunzino mai la parola Mezzogiorno».