Casini: "Governo istituzionale" Il Pd ci sta: serve unità nazionale Ma Berlusconi: "Alle urne subito"

Il presidente del Senato inaugura il giro di consultazioni. Marini: &quot;Resto a Palazzo Madama&quot;. Prodi dopo il vertice con Veltroni: &quot;Governo di responsabilità nazionale, ma non posso fare il premier&quot;. L'Udc: &quot;Unità nazionale per le emergenze del Paese&quot;. Dini d'accordo. <a href="/a.pic1?ID=236652" target="_blank"><strong>Berlusconi: &quot;Al voto subito con questa legge&quot;</strong></a>

Roma - Palla a Napolitano. Ora tocca al presidente della Repubblica risolvere la crisi della politica italiana. Alle urne subito (come chiede la Cdl come molti piccoli partiti del centro sinistra), altro incarico a Prodi con compiti limitati oppure governo "di scopo" per riformare la legge elettorale prima del voto, per questa ipotesi spingono Pd, Rifondazione e Udc. Il Quirinale vuole prendersi tutto il tempo necessario e lo si capisce già dal calendario delle consultazioni. Programma lungo e annacquato, per lasciare "decantare" la crisi e cercare di ricomporre le fratture tra i Poli date dallo scontro finale in Senato.

Fino a martedì Le consultazioni proseguiranno fino a martedì, chiudendosi con l’incontro di Napolitano con le delegazioni del Partito democratico e di Forza Italia, seguite dagli ex presidenti della Repubblica. Non sono previste consultazioni nella giornata di domenica. Oggi tocca al presidente del Senato Marino, uscito senza rilasciare dichiarazioni. Quindi a quello della Camera, Bertinotti, anche lui transitato in silenzio davanti alla postazione dei giornalisti. Alle 18,30 sarà la volta dei rappresentanti del gruppo misto al Senato, seguiti alle 19 da queli di Montecitorio. Domani Napolitano vedrà tutti i partiti minori. Domenica è festa per tutti. Lunedì invece sarà la volta dei gruppi più numerosi (Lega, Udc, Prc, An). Si chiude martedì con Forza Italia, Pd e gli ex Capi di Stato.

Prodi: "No al voto anticipato" Il premier rilascia solo una battuta, ma è significativa del fatto che non voglia mollare: "Come ho già detto nel mio intervento in parlamento e anche al Capo dello Stato, bisogna fare di tutto per evitare di andare a elezioni anticipate con questa legge elettorale. Riprodurremmo tutte le tragedie italiane e tutta la frammentazione politica di oggi". Nel pomeriggio Prodi partecipa al vertice del Pd per stabilire la linea da seguire durante la crisi e dà una breve valutazione dei suoi 20 mesi a Palazzo Chigi: "È stato un bellissimo periodo, andiamo avanti, non ho rimpianti". Dopo il summit il Professore chiarisce: "Sì all'esecutivo tecnico, tutto il partito democratico è d'accordo, ma non posso essere io a guidarlo. Ieri al Senato sono andato in minoranza. E quando si va di fronte al parlamento e si perde, anche solo per un voto, vuol dire che lo schema che avevo ha perso". Dimissionario Prodi è stato costretto anche ad annullare la visista negli Usa da Bush prevista per il 4 febbraio. E quindi i giornalisti gli chiedono un'indicazione su Gianni Letta: "Non abbiamo parlato di nomi, quelli toccheranno a Napolitano". Walter Veltroni conferma e sottoscrive.

Appello del Pd Al termine della riunione arriva dal Pd un vero e proprio appello al centrodestra. "Ci affidiamo alla capacità del presidente della Repubblica. Abbiamo fiducia nella sua saggezza, ma un governo di responsabilità nazionale è la definizione che abbiamo in mente: è interesse di tutti costruire un sistema che funzioni, che renda l’Italia competitiva nella capacità di decidere e nella velocità di decisione. Tutte le forze politiche si siedano attorno a un tavolo per fare la riforma elettorale, alcuni cambiamenti istituzionali e la riforma dei regolamenti parlamentari. Ci aspettiamo che Berlusconi ascolti gli interessi del Paese e non quelli della sua parte politica". E quindi la chiusa bipartisan: "Apprezziamo le parole di Casini e Montezemolo".

L'Udc apre al governo istituzionale Ecco la stampella nel centrodestra per il governo di unità nazionale. E', come ampiamente annunciato, l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Il leader, dopo un vertice, rivolge "un appello alle forze politiche più rappresentative del centrodestra e del centrosinistra per dar vita a un governo di responsabilità nazionale, che affronti non solo il tema della legge elettorale, dando ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, ma anche questioni drammatiche, penso tra tutte l’immondizia campana". Il leader dell’ Udc sottolinea che "in caso contrario, l’unica soluzione sarebbe quella delle elezioni in tempi rapidi" perché, conclude, "piccoli giochi di palazzo o confusioni di schieramento servirebbero solo a umiliare ancora di più la politica e il nostro Paese".

Dini: "Sono d'accordo" Tra i possibilisti anche Lamberto Dini: "È stato il partito di Mastella e non il nostro a costringere Prodi a mettere la fiducia. Noi avremmo continuato a essere critici come siamo stati in questi due anni, ma va detto che il governo ha fatto anche cose buone. Ho sentito parlare di pugnalatori, ma i veri pugnalatori sono stati i cittadini, perché tutti i sondaggi ci dicono che l’80% dell’elettorato voleva a casa questo governo. Ora auspico un governo di transizione che ci porti alla riforma elettorale, ma bisognerà convincere Berlusconi, che se ne farà una ragione solo se molti proveranno a convincerlo. Ecco perché noi daremo tutto il nostro appoggio al presidente Napolitano affinché possa riuscire a dare una base parlamentare ampia".

No di Marini Il presidente del Senato, Franco Marini, non aspira alla guida di un governo istituzionale. A Imola, dove è intervenuto per chiudere un convegno dedicato a Bruno Trentin, ha detto, parlando con i giornalisti: "Da circa un anno che vado dicendo che la responsabilità che ho è già grande e quindi non aspiro proprio ad avere alcun altro incarico. Ci sarà la saggezza e la capacità del presidente della Repubblica a guidare questa nostra crisi. Credo anche che le forze politiche debbano pensare agli interessi generali perché è una fase delicata del nostro Paese: decidiamo insieme". Oltre a Marini gli altri nomi in gioco sarebbero il presidente di Bankitalia Mario Draghi, l'ex commissario europeo Mario Monti e l'ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, ma An ha bollato quest'ultima indiscrezione come "una bufala".

Prc: "Cambiamo la legge elettorale" "Non penso a un governo tecnico ma ad uno istituzionale: la sinistra non deve avere paura di un esecutivo di questo tipo, perché deve prestare attenzione al rischio di scomparire con un sistema politico ed elettorale come questo, che ha portato a uno scontro tra le forze più moderate della coalizione". APertura decisa da parte di Rifondazione comunista, con Pietro Folena. Per il parlamentare comunista l’obiettivo di questo governo istituzionale deve essere la riforma della legge elettorale. "Bisogna evitare di tornare al voto - ha aggiunto Folena - con la stessa malattia, cioè con questa stessa legge elettorale che costringe le coalizioni ad incollare forze politiche anche incompatibili". D'accordo il ministro Ferrero che aggiunge: "Nel programma anche la redistribuzione dell'extragettito ai redditi più bassi". La stessa idea di Sd, espressa dal ministro Fabio Mussi.