Casini: "Incivile pubblicare le telefonate del Cav"

Il leader Udc si scaglia contro l’uso delle intercettazioni: "Sistema assurdo, giustizia malata, ma tutti fanno finta di non vedere". In questo Paese da troppo tempo l'uso dei controlli è abominevole"

Roma Cambiando l’ordine degli indagati il risultato non cambia. È uno strano paradosso quello che finisce per abbattersi a cadenza regolare sul presidente del Consiglio. Che sia lui a essere accusato o sia lui la vittima di un tentativo di ricatto, il copione è sempre lo stesso con intercettazioni riguardanti la sua sfera privata date regolarmente in pasto ai giornali. Un’anomalia che non suscita particolare indignazione dalle parti dell’opposizione che chiude volentieri gli occhi di fronte alla palese violazione della privacy e della dignità personale. Nell’orizzonte dei vari commenti politici c’è un’eccezione pesante, un affondo in controtendenza firmato Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc smuove le acque dell’indifferenza, si sottrae alle regole di schieramento e senza girarci troppo attorno accende i riflettori su quella che giudica a tutti gli effetti come una grave anomalia.

«Il contenuto delle intercettazioni è sconcertante» dice l’ex presidente della Camera «ma la democrazia liberale ha le sue regole che non possono essere piegate alla logica della convenienza: è incivile che le telefonate del presidente del Consiglio siano sbattute su tutti i giornali d’Italia. È il sintomo di un sistema malato che tutti facciamo finta di non vedere». Una fotografia, quella scattata da Casini, condivisa in pieno da Saverio Romano che torna ad accendere i riflettori su una delle grandi, inafferrabili chimere giuridiche del nostro Paese: la legge sulle intercettazioni.

«Sono ormai divenuti insopportabili i ritardi per l’approvazione del ddl sulle intercettazioni: da troppo tempo si tollera un abuso che genera vicende abominevoli» dice il ministro delle Politiche agricole alla festa dei Popolari di Italia Domani. «Promuoveremo iniziative parlamentari e politiche forti subito dopo la chiusura della manovra economica per ripristinare legalità e civiltà giuridica». Un’analisi condivisa da Fabrizio Cicchitto che osserva la realtà e rilancia l’urgenza e la necessità di un intervento legislativo. «La pubblicazione di intercettazioni telefoniche che non hanno assolutamente nulla a che fare con i procedimenti giudiziari in corso ma che consentono di rendere pubbliche conversazioni del tutto private anche del presidente del Consiglio» dice il capogruppo del Pdl «mettono in evidenza che era giusto a suo tempo regolare per via legislativa questa autentica inciviltà ed è del tutto giustificata la collocazione nei prossimi lavori parlamentari». E di «patologia che sta divorando la democrazia italia» parla Osvaldo Napoli.
Di tutt’altro tenore le dichiarazioni che si registrano sul fronte dell’opposizione dove la violazione della privacy e della dignità personale di un presidente del Consiglio non viene certo rappresentata come un’anomalia rilevante e degna di una qualche riflessione.

Nella maggior parte dei casi gli interventi si attestano sulla cifra dell’insulto propagandistico, quello buono per regalare un po’ di cibo allo stomaco dell’antiberlusconismo. «Avere come presidente del Consiglio una persona che non ha alcuna stima, rispetto per i cittadini che governa, vuol dire essere tornati ai tempi del satrapo, che se ne fregava del suo popolo» commenta Antonio Di Pietro.

«Un’affermazione del genere l’attuale presidente del Consiglio può averla fatta solo la mattina quando alzandosi si è guardato allo specchio». Pier Luigi Bersani, invece, si limita a «rabbrividire» per le parole, usate nei confronti di un Paese «meraviglioso». E il capogruppo dell’Idv alla Camera Massimo Donadi dribbla il discorso sui principi spostando il tiro sulla retorica anticasta. «La privacy - dice - va certamente tutelata, ma in Italia troppo spesso la si invoca non per difendere un principio e un diritto, ma per proteggere la casta e i criminali».