Casini insiste: «Una svolta per rilanciare il centrodestra»

Il presidente della Camera torna sulla discontinuità: «Nella Cdl ci sono due linee politiche. La mia è minoritaria e me ne dispiace»

Gianni Pennacchi

da Roma

Marcia indietro? Pierferdinando Casini non ci pensa nemmeno, anzi regge il punto e conferma, pur prendendo atto che la sua posizione è minoritaria nella Casa delle Libertà. Ma il presidente della Camera e patron dei postdemocristiani di governo non sposta nemmeno una virgola di quanto ha dichiarato a Panorama e non rettifica il destino che vorrebbe per la Lega, in «alleanza tecnica» col centrodestra «unificato». Il giorno dopo Casini ribadisce: «Non mi interessa alimentare delle polemiche ma è ovvio che nel centrodestra ci sono due linee: la mia è minoritaria, ne prendo atto, me ne dispiace ma non cambio idea. Di solito le idee camminano non sulla base delle convenienze ma delle convinzioni, per cui ritengo sia necessario fare un salto di qualità nell’azione del centrodestra. Ho visto che Bondi, Cicchitto e Ronchi non sono d’accordo. Me ne dispiace, ma non mi hanno convinto».
Era a Specchia, nel Leccese, ieri Casini. Per inaugurare una piazza intitolata ai caduti di Nassirya. Ma le reazioni alla sua sortita lo hanno inevitabilmente raggiunto, e non poteva eludere il disappunto del coordinatore e del vice di Forza Italia, nonché la presa di distanza enunciata dal portavoce di Alleanza nazionale. Della necessità di «discontinuità», il presidente della Camera parla ormai dagli ultimi giorni di lavoro parlamentare, e con la stessa convinzione insiste ponendo come termine utile ultimativo per la formazione della «casa comune dei moderati» il prossimo mese di ottobre: pena la sconfitta della Cdl, vaticina. Ora però ha compiuto un altro passo decisivo che dagli alleati è avvertito come traumatico. Nel futuribile partito unico - che gli altri, Silvio Berlusconi in testa, rinviano a dopo le elezioni - era acquisita l’adesione di Fi, An e Udc, così come il rifiuto della Lega, che avrebbe però sottoscritto la stessa «alleanza politica» che la vede nella Cdl. Secondo Casini invece, quell’alleanza diventa «tecnica», essenzialmente elettorale dunque, e non necessariamente vincolante nel futuro programma di governo.
Che il presidente della Camera non demorda nel cercar lo strappo, anzi la «discontinuità», è ormai evidente e confermato. Va detto però che seppure in minoranza non è affatto isolato, ha con sé l’Udc ovviamente, ma pure Destra sociale. Tant’è che ieri anche Gianni Alemanno ha tenuto a confermare il suo appoggio alla linea di Casini: «Condivido la necessità di dare una svolta al centrodestra italiano», ha dichiarato Alemanno augurandosi che «a settembre si faccia un dibattito serrato»; oltre alla consueta e immancabile «verifica».
Discontinuità non significa però rottura, ed ecco che Casini tiene a confermare il suo ruolo nel centrodestra, polemizzando col centrosinistra. Anche in economia, sottolineando che «l'Italia è in difficoltà come altri Paesi europei», dunque «è bene che nessuno dia sentenze», ed ha aggiunto: «Ho visto che l'opposizione ha esultato dopo il giudizio di alcune agenzie internazionali, ma le stesse agenzie si erano rivolte in termini preoccupati non solo al governo ma anche a chi oggi è all'opposizione». La morale è che «tutti assieme dobbiamo prendere atto che i problemi dell'Italia vengono da lontano e fare una grande operazione di verità. Se in questo Paese non c'è il coraggio di assumersi delle responsabilità, credo che non si potrà avere un futuro come tutti noi vogliamo». All’opposizione: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Io consiglio a tutti di tenere le mani in tasca perché scagliare le pietre in questa circostanza potrebbe essere pericoloso».
Ancor più duro sul terrorismo e contro Romano Prodi che aveva definito «occupanti» le nostre truppe. «Bisogna ricordare sempre che i nostri militari in Irak non sono forze occupanti. È inaccettabile quella definizione», ha detto Casini ricordando che «non tutti hanno dimostrato di saper adempiere al rispetto, alla solidarietà e alla riconoscenza» per le vittime del terrorismo islamico. Quindi ha ammonito che «è una guerra mondiale, non convenzionale, quella che il terrorismo ha dichiarato non solo all'Occidente ma a tutti coloro che lavorano per la coesistenza pacifica delle religioni, delle civiltà e delle culture. A questa sfida - ha proseguito - bisogna rispondere con durezza, fermezza e severità. Non sono ammesse defezioni, distinzioni e neanche diserzioni».