Casini isolato, l’Unione fa fuoco sul Cavaliere

An e Lega criticano l’Udc: sbaglia tutto. Prodi: «La Cdl si sta prendendo una grossa responsabilità, tutto il mondo è d’accordo»

Emiliano Farina

da Roma

Mentre i poli continuano a discutere sul «sì condizionato» di Silvio Berlusconi alla missione in Libano, Romano Prodi prosegue con la strategia del buon padre di famiglia impegnato a mettere in guardia i propri figli. «La Cdl si sta prendendo un’enorme responsabilità - ammonisce il premier dal vertice Asem di Helsinki - e non capisco le polemiche in un momento in cui tutto il mondo è d’accordo sulla grandezza di una missione fondamentale per diminuire le tensione nel pianeta».
L’Udc, anima ribelle in seno alla Cdl, conferma il sì al voto. Fi, Lega, An e Dc sono unite sulle posizioni del Cavaliere e chiedono «chiarezza» al governo. Dall’Unione sostengono di non temere «l’estremismo berlusconiano». Poi, tra accuse («è una becera ripicca») e occhiolini a Casini, richiamano nemici e compagni all’«unità nazionale».
La discussione in Parlamento sul decreto Unifil 2 riprende domani e sancisce il rientro dalle ferie. Che si annuncia caldo almeno quanto l’inizio delle vacanze. Pier Ferdinando Casini (Udc) ha annunciato di prendere le distanze da Berlusconi. «Si comporta come la sinistra radicale - ha detti ieri sul Corriere -: perché cambiare idea sul Libano senza che ci siano fatti nuovi?». La replica arriva da Francesco Storace (An). «Casini sta sbagliando tutto. Stare all’opposizione nel segno dell’astinenza da potere è il modo peggiore per starci».
Fabrizio Cicchitto (Fi) sostiene che «invece di polemizzare con Berlusconi, il governo dovrebbe preoccuparsi del fatto che la risoluzione Onu è stata praticamente smontata. Con un gioco di prestigio - sottolinea il vicecoordinatore degli azzurri - è scomparso il disarmo di Hezbollah ed è ripreso il riarmo dei miliziani». Roberto Calderoli (Lega): «Il testo che verrà sottoposto al Parlamento non dovrà essere contro qualcuno (Israele) - osserva il vicepresidente del Senato - e a vantaggio di chi fino ad oggi ha prediletto la strada del terrorismo rispetto a quella della diplomazia». Secondo Gianfranco Rotondi (Dc), «Berlusconi ha parlato chiaro e non c’è alcuno scandalo perché ha chiesto chiarimenti su regole d’ingaggio e disarmo delle milizie: dove sono le garanzie dell’Unione?». L’ex dipietrista Sergio De Gregorio dice di «comprendere» le ragioni del Cavaliere: «Alla mano tesa in politica estera si è replicato con la pistola puntata del conflitto d’interessi», spiega. «Berlusconi è stato fondamentale per segnare la traccia della politica estera: non faccia mancare al governo la sua disponibilità».
Per il segretario Ds, Piero Fassino, l’atteggiamento di Berlusconi «è incomprensibile e oltre che a noi dovrà spiegarlo a Bush e alla comunità internazionale». Nello Formisano (Idv) sostiene che «i ripensamenti del Cavaliere hanno il sapore di becere ripicche destinate a sollevare questioni inutili. Rendiamo atto a Casini di seguire una linea di continuità sulla necessità della missione». Per Paolo Cento (Verdi) «è meglio se il centrodestra votasse contro: sarebbe un elemento di chiarezza». Mentre secondo il collega di partito, Angelo Bonelli, «la Cdl è in frantumi per colpa di Berlusconi». Il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi giudica «gravi e in malafede» le affermazioni dell’ex premier, mentre per Marco Rizzo dei Comunisti italiani le dichiarazioni di Berlusconi sono «la prova dell’ostracismo della destra contro la Palestina». Dalla Margherita arriva il requiem di Franco Monaco. «L’irresponsabile inversione a “u” del leder di Fi - rileva - rappresenta la pietra tombale sulla Cdl».
Chiude il ministro Alfonso Pecoraro Scanio. «È paradossale che chi ieri ha trascinato l’Italia in Irak, oggi esprima dubbi. Ma serve la massima unità».