Casini: «Con Lorenzelli capolista parte da Genova la svolta di centro»

A pensarci bene non poteva che finire così. Con Vincenzo Lorenzelli il professore che sbatté la porta della Fondazione Carige gridando all’inciucio fra destra e sinistra, a fare il capolista dell’Udc del «vecchio amico» Pier Ferdinando Casini, che vuole un bipolarismo di centro che escluda le estreme sia di destra sia di sinistra.
Ha accettato per questo, il professore: «Il bipolarismo attuale ha portato a un’inefficienza che è sotto gli occhi di tutti. L’Udc in questo momento è protagonista di una diversa articolazione». La chiama «la linea della libertà nella fedeltà: libertà di movimento nel cercare nuove soluzioni nella fedeltà assoluta alla CdL». Che significa superare la leadership di Silvio Berlusconi, il progetto di Casini. Il leader Udc, Lorenzelli lo ha chiamato perché «da rappresentante del mondo cattolico e accademico, esperto di sanità e impresa, personalità di alta caratura che non ha bisogno di presentazioni, sarà l’uomo della svolta del nostro partito, il simbolo di un salto di qualità, di apertura alla società civile, di una battaglia che ci vede impegnati nell’aprire un solco nel mondo cattolico, dando un punto di riferimento a quei moderati che hanno votato Prodi e solo dopo si son resi conto di aver consegnato le chiavi del Paese alla sinistra radicale». Eccolo l’elettorato da conquistare, ecco il progetto. «Per questo abbiamo arruolato Lorenzelli» dice Casini, e Lorenzelli risponde: «Spero di essere anche abile, oltre che arruolato».
E allora si parte da qui, dal test nazionale di Genova: «Da qui deve partire il segnale dell’inversione. Per questo io tornerò molte volte, voglio una grande manifestazione e sarò a fianco di Lorenzelli». S’infervora, il leader, e chiama i suoi a raccolta: «Io vorrei che tutti voi foste in lista, per dare l’idea di un partito che si mobilita. Lorenzelli è chiaro che non vuol fare il consigliere comunale, ruolo che nulla aggiungerebbe al suo cursus honorum, ma ha sentito la chiamata». Lui conferma: «Dopo aver sempre evitato l’impegno diretto in politica e dopo aver sempre rifiutato le molte offerte a fare il sindaco, adesso mi candido con spirito di servizio e senza alcuna ambizione politica né di altro genere». Parla da candidato sindaco, in verità, quando parla della città, l’ambiente e l’università e la ricerca e la sanità, la facoltà di Ingegneria agli Erzelli che aspetta «da ben 44 anni», la sicurezza che si realizza «facendo il sottopasso del porto ed eliminando la sopraelevata». Poi si toglie «un sassolino dalla scarpa», un «macigno più che altro» ironizzerà Casini ascoltandolo: «Quando dico che sono da sempre di centro è perché intendo il centro come uno stato d’animo, un preciso punto di vista culturale e politico. Il centro non è l’inciucio, l’incesto fra destra e sinistra che in tempi recentissimi non ho condiviso». Le dimissioni dalla presidenza della Fondazione? «Adesso sono un uomo libero, posso candidarmi senza vincoli».
Pare che non tutti nel partito l’abbiano gradito, il nome pesante del professore. Ma son le solite beghe, ce n’è fin troppe qui, Casini lo sa e dice: «I litigi sono fisiologici, solo i partiti che non dibattono e non fanno i congressi non si dividono. Ma, vedete, qui oggi a questa presentazione ci sono tutti». Vero, da Vittorio Adolfo a Sergio Cattozzo a Nicola Abbundo, tutte le anime son rappresentate. C’è la «chiamata» cui rispondere, la campagna elettorale della svolta: se l’Udc non crescerà, dovrà riallinearsi alla CdL, e non sarà stata una bella figura.