Casini: «Mai stati dubbi su Silvio» E lunedì il Cavaliere incontra Bossi

Emanuela Ronzitti

da Roma

Deciso Casini, disteso Follini. Sorride invece Fini ai cronisti all'uscita del dopo pranzo con il premier. La Lega, il grande assente. Ma solo fino alla prossima settimana, quando il Cavaliere e Bossi si incontreranno per un faccia a faccia. Sul verdetto del dopo confronto a Montecitorio annunciato dal Cavaliere: «Il candidato della Cdl nel 2006 deve essere Silvio Berlusconi», nessuna eccezione è stata sollevata, nessun atto di ammutinamento da parte dei suoi alleati, che ora più che mai sembrano convinti che il Cavaliere debba essere, ancora una volta, il timoniere della coalizione verso la corsa alle prossime politiche. Secca la conferma che è uscita, senza tentennamenti, dalla bocca dell'abbottonatissimo presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, subito dopo la fine dell'incontro. «Mai avuto dubbi che il candidato premier della Cdl per le politiche del 2006 fosse Silvio Berlusconi - esordisce Casini che ha poi aggiunto con una punta di retorica che non guasta - lo avete mai messo in dubbio? Io no». Parole che ricalcano una volontà salda e dai caratteri forti, di andare avanti uniti verso il traguardo delle politiche e senza lasciar spazio alle illazioni sul cambio di premiership. La distensione del linguaggio, invece, che si percepisce dal breve messaggio rilasciato ai cronisti dal segretario dell'Udc Marco Follini conferma che i quattro leader sono tutti d’accordo.
«Posso solo dirvi che il clima è stato cordiale - esordisce Follini - ora vado a scrivere la relazione che dovrò fare al congresso», appuntamento previsto per dopodomani, dove con tutta probabilità si discuterà sull’opportunità di mettere in cantiere un partito unitario, anche se rimandato al dopo 2006. Quindi nessun cambio di leadership, nessun equilibrio alterato all’interno della Cdl. Forse perché i tempi non erano ancora giunti a maturazione per un passaggio di consegne dal Cavaliere a un altro candidato con pari consenso elettorale. Per i due papabili - Casini e Fini - c'è ancora tempo.
Intanto l’Unione può tirare un sospiro di sollievo per il rinvio della sfida con soggetto unico di centrodestra, anche se Prodi commenta le dichiarazioni del Cavaliere con un laconico: «Perfetto». Il segretario dell’Udeur Clemente Mastella non crede, invece, neppure a una parola del Cavaliere. E lo dice con una consueta ironia in un’intervista a Sky Tg 24. «Berlusconi dice che sarà candidato? - puntualizza Mastella -. È uno dei più grandi simpatici bugiardi politici che io abbia mai conosciuto, di sicuro il premier punterà alla presidenza della Repubblica, cosa che non mi auguro perché significherebbe che hanno vinto le elezioni, con Casini designato per la premiership e Fini alla guida del partito unico».
Per il capogruppo del Prc alla Camera Franco Giordano «il candidato premier del centrodestra resta Berlusconi e ciò era del tutto ovvio dal nostro punto di vista, questo non cambia assolutamente né il significato delle nostre primarie, né della candidatura di Prodi e di quelle di tutti gli altri contendenti».
Sottotraccia invece il margheritino Arturo Parisi, che dipinge il Cavaliere come se fosse un «cireneo», ovvero colui che si sobbarca un impegno faticoso senza aver nulla in cambio. «Si parla tanto di successione a Berlusconi - provoca Parisi - il problema è trovare qualcuno che sia disposto ad accollarsela ». Si lancia in volata anche il democristiano Gianfranco Rotondi che, in vista di un ritocco alla legge elettorale riproposto da Cavaliere, chiede più garanzie per il terzo polo e un ritorno al proporzionale. «La colazione della Cdl - afferma Rotondi - sembra aver avuto come menù la riforma del sistema elettorale. Spero che i commensali terranno conto che i poli da oggi sono tre e per la moralità di una legge elettorale debbono avere le stesse garanzie. Su questo punto la Dc non farà sconto a nessuno: siamo per il ritorno al proporzionale, anche col maggioritario correremo da soli con un nostro candidato premier. Nessuno si sogni - ammonisce il leader neodc - di inventare trucchetti perchè la piazza la sanno agitare i democristiani quanto l’estrema destra e l’estrema sinistra».

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