Casini mette fuorigioco la politica

Il leader Udc: basta col capitalismo assistito, chi vuol comprare tiri fuori i soldi

Roma - San Silvio, salvatore della italianità della Telecom? «È davvero un paradosso - commenta Pier Ferdinando Casini - A invocare l’intervento di Mediaset sono proprio coloro i quali, se avessero potuto, l’avrebbero disintegrata. Questa telenovela sta sfociando nel ridicolo». Ma Berlusconi, o uno come lui, in linea teorica sarebbe il benvenuto: «Certo, tutti vorremmo il Cavaliere bianco italiano, se c’è e se ha convenienza, a patto che questa volta tiri fuori i soldi». Quanto agli istituti di credito, dice l’ex presidente della Camera, si levino di mezzo. «Non possiamo passare a un sistema di capitalismo assistito, in cui l’Iri viene sostituito dalle banche. La politica deve fare un passo indietro». Il leader Udc non risparmia neanche Guido Rossi: «Speriamo che nei prossimi giorni ci risparmi ulteriori prediche, non penso che sia stato scelto a Telecom per le sue doti imprenditoriali, per cui se lo licenziano se ne vada via».
E il governo si faccia da parte. Su questo punto l’opposizione appare unita. «È del tutto incomprensibile - sostiene Giorgio Jannone, Forza Italia - che nel Consiglio dei ministri si sia discusso della vicenda Telecom. È una sede istituzionalmente impropria, Palazzo Chigi non ha titolo alcuno per intervenire in decisioni prese dal consiglio di amministrazione di un’azienda privata, per quanto operi nel delicato contesto della telecomunicazioni». «Prodi molli la presa - aggiunge Francesco Pionati, responsabile comunicazioni dell’Udc - Su questa storia pesano gli errori a catena del governo. Per evitare altri guai, il premier deve lasciare che siano i vertici del gruppo e il mercato a trovare le soluzioni migliori per Telecom e per il Paese». Anche Maurizio Gasparri parla degli «sbagli» del centrosinistra e chiama in causa l’ex presidente della Repubblica. «Come afferma il professor Giuseppe Guarino - dice Gasparri - uno dei massimi responsabili delle difficoltà della Telecom si chiama Carlo Azeglio Ciampi. Fu una privatizzazione disastrosa, condotta male e il prezzo troppo basso della cessione dell’azienda non fu colpa solo di Prodi, ma anche dell’allora ministro del Tesoro».
Il problema, secondo Gabriele Albertini, sta nella chiusura dell’Italia al mercato globale. «Se non si vuole perdere terreno nei confronti dei competitori - dice l’ex sindaco di Milano - la libertà di impresa non può essere limitata ai confini nazionali. Il sistema industriale e bancario italiano non si è mai svincolato dall’influenza della politica nelle sue scelte strategiche». Per Massimo Romagnoli, eurodeputato di Fi, «la maggioranza ha atteggiamenti da soviet». E per Isabella Bertolini «il centrosinistra si divide anche stavolta: c’è chi invoca Berlusconi come il Cavaliere bianco e c’è chi agita il conflitto d’interessi».