Casini: «Il mondo cristiano deve svegliarsi»

Emanuela Fontana

da Roma

Il messaggio distensivo di Benedetto XVI all’islam, lanciato da Castelgandolfo, trova l’approvazione di tutto il mondo politico. Ma, soprattutto per i cattolici, a pace quasi fatta, è questo il momento della riflessione dopo le minacce e lo sfiorato scontro tra civiltà seguito all’interpretazione del discorso di Ratisbona di Papa Ratzinger. Le radici vanno difese, pur nel dialogo. Con coraggio. Pieferdinando Casini, leader dell’Udc, lo dice a chiare parole e la sua è una presa di posizione contro chi non ha difeso abbastanza quelle radici e Ratzinger stesso da «una gigantesca strumentalizzazione del fanatismo islamico». «Il mondo cristiano si deve svegliare - avverte Casini -. Non ci può essere dialogo interreligioso se non siamo noi convinti delle nostre ragioni, della nostra identità da salvaguardare. Credo che le minacce al Papa siano state una pagina buia». Poi l’affondo contro coloro che l’ex presidente della Camera chiama «pavidi». «Quello che mi interessa è la pavidità, la subalternità psicologica dell’Occidente, dei nostri governanti europei».
Un concetto, questo di Casini, che accoglie alla lettera il rimprovero del presidente della Commissione europea, il portoghese Josè Manuel Barroso, contro il comportamento «defilato» di «tanti leader europei». Il Papa andava difeso, perché le reazioni sono state «pretestuose»: «l’accoglienza» riservata ieri «al discorso del Pontefice», secondo Gianfranco Fini, «è la dimostrazione di quanto fossero pretestuose, strumentali e in malafede le polemiche che avevano accolto l’intervento di Benedetto XVI all'Università di Ratisbona».
Anche tra i cattolici del centrosinistra ha lasciato il segno il messaggio del Papa agli ambasciatori islamici, anche se nessuno segue il j’accuse di Casini: l’invito del Santo Padre «parla a tutti, cristiani e musulmani - dice il ministro delle Politiche per la famiglia, la cattolica Rosy Bindi - credenti e no, e che non va lasciato cadere nel vuoto. Il dialogo è la sola via possibile se vogliamo contrastare la logica della paura che alimenta il fanatismo e costruire percorsi più solidi di pace e di rispetto della dignità e dei diritti della persona». Enzo Lusetti, della Margherita, che ha partecipato alla fiaccolata organizzata da Casini davanti all’ambasciata indonesiana a Roma a difesa dei cristiani perseguitati, insiste però sulla «reciprocità» del rispetto: «La reciprocità - spiega Lusetti - diventa per noi un elemento fondamentale su cui puntare per la crescita della civiltà».
Un’esigenza di rispetto vicendevole sottolineata in particolare dal vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli. Protagonista in passato di un rapporto difficile con l’universo islamico, Calderoli sottolinea la «vitale importanza» del dialogo con i musulmani «come sostenuto dal Santo Padre, ma - spiega il senatore leghista - ritengo che questo dialogo non possa partire in assenza della garanzia della reciprocità dei diritti e dei doveri e del rispetto assoluto della dignità umana e dei diritti universali dell’uomo». Ed è dai «rappresentanti ufficiali degli Stati islamici, non dal mondo islamico» che possono arrivare, secondo Calderoli, queste garanzie, «non solo a parole ma con i fatti».
«Dal Papa - commenta il ministro della Giustizia dell’Udeur Clemente Mastella - è arrivato un discorso di elevato spessore spirituale. Le sue sono state parole di dialogo, che confermano quanto il cristianesimo sia la religione dell’amore». L’atmosfera deve essere quella della «reciprocità» dell’incontro tra cristianesimo e islam.
L’appello di Ratzinger agli ambasciatori dei Paesi islamici «deve essere di lezione non solo per le opinioni pubbliche islamiche ma anche per quelle del mondo occidentale, in modo particolare per quei settori che in questi giorni hanno voluto dimostrarsi più papalini del Papa stesso», sostiene il segretario del nuovo Psi Gianni De Michelis.
Casini, anche durante la manifestazione a Roma, è tornato a invocare la difesa dell’identità cristiana. «Essere in piazza a testimoniare la solidarietà verso i cristiani che soffrono significa acquisire consapevolezza della nostra identità». Perché diversamente, ha ribadito, senza questo coraggio, «il dialogo diventa un cedimento culturale alle ragioni degli altri».