Casini: «Nessuno toccherà la legge sull’aborto»

La terza carica dello Stato: «Questo è un tipico esempio di disinformazia, evidentemente quando si è a corto di argomenti se ne inventano di finti...»

Gianni Pennacchi

da Roma

Sarà che li stuzzicano ed è difficile sottrarsi, sarà che è loro compito difendere quanto vien partorito dalle assemblee che presiedono, tant’è che a quattro giorni dall’apertura dei seggi referendari Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini tornano a esternare sulla procreazione assistita. Il presidente del Senato lo fa con pacatezza professorale, tra le pieghe affatto nascoste di una lezione che muove da Westfalia, mentre il presidente della Camera va giù con durezza politica denunciando la disinformazja che verrebbe dal fronte del sì. Ambedue però, accomunati dalla volontà di prendere posizione e schierarsi (per l’astensione, ovviamente). Così, in questa vigilia che si surriscalda sempre più, la seconda e la terza carica dello Stato tengono a far sapere d’essere in campo anch’essi.
Casini era a Mosca, dove ieri ha incontrato il patriarca Alessio II che lo elogiava esortandolo a far fronte comune e «contrapporci insieme alle tendenze anticristiane». E a un giornalista che lo interrogava sui timori espressi dai leaders del fronte del sì che l’eventuale vittoria degli astensionisti rimetterebbe in discussione anche la legge sull’aborto, Casini ha risposto secco: «Questo è un tipico esempio di disinformazja. La legge 194 è legge dello Stato, non è in discussione, nessuno propone di abrogarla. Evidentemente se si è a corto di argomenti se ne inventano dei finti...». E non ha avuto nemmeno bisogno di ribadire che per questo referendum, non andrà a votare.
Pera invece, teneva un intervento all’Università europea, sul tema delle radici e dei conflitti che hanno fatto l’Europa. Muoveva dalla separazione tra Stato e Chiesa (concepita appunto a Westfalia nel 1648) per difenderla ma invitando anche a «ripensare» il principio della «separazione» tra sfera religiosa e politica, perché tale separazione «non può significare divisione» e «neppure estraneità». Tant’è che «in una società di tradizione cristiana come la nostra», il reato di omicidio in definitiva «rimanda al comandamento divino: non uccidere»; e se dunque il legislatore cerca punti di riferimento «in un qualunque tema di spiccato contenuto etico come sono oggi quelli di bioetica», come deve regolarsi? «Un legislatore democratico - afferma Pera - deciderà in base ai valori più accettati e condivisi nella società, compresi quelli religiosi». Deduzione logica: quella legge va bene così, non ne va abrogato alcun comma.
Le reazioni non mancano, ovviamente. Il segretario radicale Daniele Capezzone s’appella al presidente Ciampi, «supremo garante», affinché «ponga un limite alle scorrettezze istituzionali» di Pera e Casini. E Ugo Intini, pur riconoscendo ai presidenti delle Camere «il diritto di esprimere le proprie convinzioni», critica Casini perché «polemizza in modo così aspro», e ciò non s’addice al suo ruolo istituzionale. Resta il fatto che se Pera e Casini fanno addirittura il bis, come il Papa, c’è il premier che resta trincerato nel silenzio, almeno sul referendum. Anche ieri, lasciando l’assemblea dell’Ance, ai cronisti che lo pressavano chiedendogli se andrà o meno a votare, Silvio Berlusconi ha risposto allargando le braccia: «E chi lo sa...».
Intanto il presidente emerito Francesco Cossiga lancia un altro dei suoi sassi, proponendo al Viminale di «non rendere noti i dati di affluenza alle urne». Già, perché se la partita reale si gioca tra i sì e le astensioni che puntano a far mancare il quorum, le percentuali di affluenza potrebbero risultare una “turbativa”; oltretutto, per questo referendum si vota anche il lunedì, ed è immaginabile la bagarre che si scatenerà dopo il dato delle 22 di domenica. Luca Volontè si dice «assolutamente d’accordo», ma il fronte referendario già insorge, perché «i dati parziali di affluenza sono sempre stati dati». La palla è al ministro Beppe Pisanu.