Casini: "Non c’è spazio per un governicchio. Si deve votare in aprile"

Il leader centrista: "Fare pasticci ora sarebbe solo una perdita di tempo. Dall’Udc nessun soccorso"

Gerusalemme - Onorevole Casini, facciamo chiarezza. L’Udc è disponibile o contrario al governo di larghe intese invocato da Veltroni?
«Io mi auguravo che maturassero disponibilità allargate a un governo di pacificazione. Questo non è accaduto. Ne prendo atto. A questo punto insistere per fare un governicchio o altri pasticci equivale semplicemente a una perdita di tempo».

Quindi se il Parlamento si esprimerà su un governo di transizione l’Udc voterà no?
«Certo. Da parte nostra non arriverà alcun tipo di soccorso. D’altra parte noi siamo sempre stati limpidi e non mi risulta ci siano comunisti nascosti nel mio schieramento».

Come giudica la conduzione della crisi da parte del presidente Napolitano?
«Che dia un mandato è doveroso, non si sciolgono le Camere a cuor leggero. Guardi, Napolitano nella sua vita è stato un uomo di parte ma è un galantuomo e crede nelle istituzioni. È quasi superfluo fare appello al suo senso dello Stato».

Veltroni propone di votare il prossimo anno ma apre uno spiraglio anche sul mese di giugno. Potreste essere interessati a questa seconda ipotesi?
«Votare a giugno mi sembra più un’esigenza di Veltroni che del Paese. Potrebbe avere un senso qualora si volesse fare una riforma elettorale alla tedesca ma c’è il no di Forza Italia e il no sussurrato del Pd. Credo che non ci sia alternativa a un voto in aprile».

C’è chi ipotizza che dopo l’eventuale vittoria...
«La interrompo. Per un minimo di scaramanzia inviterei tutti a non cantare vittoria troppo presto. Io credo che il risultato alla fine sarà sul filo di lana. Due mesi e mezzo sono un tempo interminabile e non sempre il bipolarismo e le alleanze allargate producono l’esatta sommatoria dei voti».

Ma, in linea di principio, il centrodestra potrebbe compiere un gesto d’apertura e accogliere nel governo personalità di centrosinistra?
«Sono discorsi che vanno fatti nei tempi e nei modi giusti. Il problema di promuovere una pacificazione nazionale prima o poi si porrà perché con questo clima di delegittimazione reciproca non vedo un futuro per il nostro Paese. Questo ormai è il Paese dei veti, nessun comune vuole i rigassificatori, sull’energia siamo intrappolati al referendum sul nucleare di 20 anni fa. Ma bisogna farlo non per un ragionamento tattico ma perché si sente davvero il bisogno di una mobilitazione comune per il bene del Paese».

Lei crede che alla fine il Pd andrà da solo al voto?
«Lo sento dire. Ma se va da solo deve farlo in entrambe le Camere. Non è che poi va da solo alla Camera e al Senato va con Rifondazione e tutti gli altri. Perché se così fosse sarebbe solo una presa in giro».

Si dice che lei sia interessato a fare il ministro degli Esteri.
«Io in questo momento non aspiro proprio a nulla. Sono in attesa di un figlio e già ho i viaggi dell’Unione interparlamentare e quelli dell’Internazionale democristiana. Direi che in questo momento nulla è più distante da me».

Ma allora a quale incarico aspira?
«Fare il parlamentare è un incarico al quale sono affezionato».

Qualcuno nel suo partito vorrebbe mantenere D’Alema ministro degli Esteri.
«D’Alema, a parte alcune cadute di stile che non ho condiviso, penso sia stato uno dei migliori ministri del governo Prodi».

La campagna elettorale si avvicina. Lei da mesi parla di pacificazione e grandi intese. Ora dovrà cambiare registro comunicativo e tirare fuori le unghie.
«Io i toni continuerò a tenerli bassi. È nel mio dna. Peraltro con il clima che c’è oggi una campagna elettorale urlata rischierebbe soltanto di abbassare la partecipazione. Soltanto una volta ho perso le staffe, è successo con Pecoraro Scanio ma non me ne sono pentito. D’altra parte con un cialtrone così».

L’Udc tornerà a essere la spina nel fianco e la coscienza critica del centrodestra?
«Terremo una linea di continuità con il passato. D’altra parte il nostro comportamento e la nostra coerenza sono sotto gli occhi di tutti. In questi quasi due anni di opposizione abbiamo sempre votato contro il governo, con la sola esclusione del voto sul rifinanziamento della missione in Afghanistan e ne andiamo fieri».

Non crede che l’eccesso di conflittualità interna sia stato a volte controproducente per il governo Berlusconi?
«Posso fare autocritica anch’io, farlo è delle persone intelligenti. Ma il centrodestra credo sia stato penalizzato da altro».

Quali condizioni porrete per la nuova alleanza?
«Porremo condizioni programmatiche rigide e chiare e vedremo se l’accordo sarà possibile».

Si incontrerà a breve con Berlusconi?
«Certamente. Vedrò anche Veltroni ma con lui non devo certo ipotizzare programmi comuni».

Teme l’avvento della Cosa Bianca?
«La Cosa Bianca non mi piace. L’idea di un centro alternativo è una mia idea ma va collegata a una legge elettorale alla tedesca che non c’è. Non si possono confondere i desideri con la realtà. Serve un sano realismo. Poi leggo che dovrebbe farne parte anche Di Pietro e allora mi chiedo: per fare una Cosa Bianca del genere devo forse diventare daltonico?».

Con quale spirito si appresta a tornare a lavorare con Berlusconi?
«Non ho mai avuto problemi personali con lui. A volte ci siamo mandati a quel paese ma sempre meglio di quei mariti che sono sempre gentili con la moglie e poi le sparano addosso».