Casini: più soldi per la polizia e meno per i frigoriferi

Il leader Udc: «Ma per un’opposizione implacabile basta il Parlamento»

da Roma

Comincia con l’Inno di Mameli, la manifestazione dell’Udc sulla Finanziaria al Palazzetto dello Sport di Roma. E sarà il leader Pierferdinando Casini a spiegarne il forte significato identitario, lontano dalla manifestazione di Vicenza di qualche settimana fa, nella quale molti leghisti fischiarono l’Inno. «Noi siamo contro una Cdl che guarda al futuro rievocando le ampolle con l’acqua del fiume Po e fischiando l’inno nazionale. Questo non è nel dna dell’Italia...». Lontano anche, lo spirito centrista, dalle manifestazioni di piazza degli alleati: «Mi rifiuto di andare in piazza, speculando sulle proteste», dice Casini («Non si scende in piazza a scodinzolare dietro a ogni protesta corporativa», ribadirà anche Bruno Tabacci).
L’Udc, spiega Casini, è contro «una sinistra castrista», ma anche contro «un centrodestra che pensasse ancora di essere schiavo del Po». «Guai - aggiunge -, se la Cdl sollevasse le bandiere dell’evasione fiscale, perché l’evasore fiscale è un ladro non contro lo Stato ma contro gli altri cittadini». Le forti critiche alla manovra di Prodi, allora, scorreranno su un altro binario, magari parallelo a quello del resto degli alleati: «Solo un’opposizione moderata può far nascere una fase nuova - insiste -. Non servono manifestazioni di massa per mandare via Prodi, ma solo la consapevolezza maturata che il suo governo è solo tempo perso». L’opposizione infatti «può scegliere se chiudersi in un fortilizio rassicurante che punti a tornare solo alla situazione di cinque anni fa o avere il coraggio di suonare la sveglia ai moderati». A Casini la risposta appare evidente: «Ormai è chiaro che ci sono due opposizioni, una vera, insidiosa, senza sconti e che promette battaglia in Parlamento e un’altra invece che rischia di essere di comodo, al di là degli strepiti». No, dunque, «alle casacche di comodo, sì ad un’opposizione implacabile a Prodi».
Secondo Casini, a soli «sei mesi dalle elezioni il credito di questo governo è già consumato e oggi i Caruso, i Diliberto, i Verdi sono la migliore garanzia di Prodi». Il premier, è il suggerimento di Casini, dovrebbe «svegliarsi», perché ormai anche i suoi alleati «lo ritengono un problema», come testimoniano gli oltre tremila emendamenti sui settemila complessivi presentati alla manovra. Occorrono, per esempio, «più soldi alla polizia e meno per le rottamazioni dei frigoriferi», così come «la riforma delle pensioni è inevitabile» e bisogna dire «basta alla demagogia». Inutile la «spocchia» del premier, inutili le «simpatiche riunioni» unioniste come quella di ieri. «Prodi non può andare avanti, è vittima della macchina che ha messo in moto - conclude Casini -, e non è un caso che questa maggioranza si affanni ad accaparrarsi tutte le nomine».