Ma Casini a pranzo frena sulla par condicio

da Roma

Pier Ferdinando Casini, leader del futuro partito unico dei moderati? «Perché no...», ha risposto Silvio Berlusconi dopo il pranzo imbandito dal presidente della Camera al piano nobile di Montecitorio. Un desinar veloce, di festa però, con pochi convitati, appunto il premier, Gianfranco Fini e il sottosegretario Gianni Letta. E il festeggiato era proprio lui, il padron di casa, che quella domanda implicitamente relega a fanalino di coda dell’alleanza. Dunque il premier, più di un generico ed elusivo «perché no», non poteva rispondere.
Anche per non guastar la festa, perché come ha spiegato Fini «il presidente Casini meritava di essere festeggiato da tre amici sinceri». «Abbiamo organizzato questa sorpresa per festeggiare la sua elezione al vertice dell’Unione interparlamentare» ha aggiunto Berlusconi. «Ho voluto festeggiare con Fini e Berlusconi per ringraziare il governo del sostegno ricevuto», ha chiuso Casini. Insomma una festa, «abbiamo parlato in maniera piana e amichevole, con confidenza e fiducia. Un incontro non solo cordiale, ma affettuoso», ha poi raccontato Berlusconi. Tra una portata e l’altra, è stato raggiunto via telefono Umberto Bossi, e i tre si son passati la cornetta complimentandosi per il terzo voto appena incassato sulla riforma costituzionale, il leader del Carroccio era «emozionato e felice».
Quale miglior prova, che col passo indietro di Marco Follini l’alleanza di governo ha ritrovato pace e concordia? Che tra i quattro leader e i loro partiti, tutto è tornato a filare nel migliore dei modi? Ma l’amicizia in politica si cementa risolvendo i problemi, e nel pranzo per Casini presidente “mondiale“ di tutti i deputati d’ogni lingua, s’è parlato anche di lavoro. In particolare, dei due “piatti“ caldi che la maggioranza di governo non ha ancora consumato, la par condicio e la ex Cirielli, la legge che modifica i tempi di prescrizione dei reati.
Per quest’ultima, che secondo le previsioni doveva approdare all’aula di Montecitorio per il voto definitivo la settimana prossima, si è convenuto invece un rinvio a novembre. A sollecitare la «pausa di riflessione» è stato Casini, spiegando che «bisogna ancora valutare bene i dati» forniti dal ministro Roberto Castelli. Per allargar le maglie della legge che limita la propaganda elettorale televisiva poi, Berlusconi ha insistito - «Con le liste bloccate, chi si impegnerà nella campagna se non i leader?» - offrendo garanzie che Forza Italia «non schiaccerà» gli alleati, ma anzi «promuoverà» la coalizione. Casini, ha reso pubblico il suo no: «Io resto sempre delle stesse idee, non sono d’accordo». E Berlusconi non ne ha fatto un dramma: «Ma no che non siamo divisi, non siamo arrivati ad una conclusione però c’è la disponibilità a parlarne».