Casini sigla la «pax democristiana» E riabilita Follini

Adalberto Signore

da Roma

La certificazione della «pax democristiana» arriva poco prima di pranzo, quando l’ufficio politico dell’Udc formalizza la creazione di un gruppo di lavoro ristretto che avrà il compito di seguire in nome e per conto del partito la stesura del programma della Cdl. E, di fatto, ribalta i delicati equilibri interni che si sono venuti a creare all’indomani del Consiglio nazionale che lo scorso 27 ottobre ha sancito la fine della segreteria di Marco Follini e il convulso passaggio di consegne a Lorenzo Cesa. Insomma, neanche quattro mesi fa il partito guidato da Pier Ferdinando Casini sembrava andare verso una completa «defollinizzazione», al punto che Bruno Tabacci veniva pure escluso dall’Ufficio politico del partito (anche se poi, nelle due occasioni in cui si è riunito, Cesa lo ha comunque «invitato» a partecipare). Mentre oggi le cose sembrano essere un po’ cambiate.
Il primo segnale era arrivato a cavallo delle vacanze di Natale, quando il presidente della Camera e l’ex segretario avevano ricominciato a sentirsi con una certa frequenza. Poi ci sono stati i pranzi a Montecitorio e i confronti sempre più assidui sulla linea da seguire in campagna elettorale. E da ieri il ritorno della cosiddetta ala «antiberlusconiana» è certificato dai numeri, visto che tra i quattro esponenti che compongono il gruppo di lavoro sul programma ci sono sia Follini - con il ruolo di coordinatore - sia Tabacci (gli altri sono Rocco Buttiglione e Erminia Mazzoni). Insomma, da quando neanche tre mesi fa Casini bocciò i manifesti preparati da Follini preferendogli i 6x3 con la sua faccia in primo piano e focalizzando il partito sulla sua leadership, di acqua sotto i ponti ne è passata un bel po’. La decisione dell’Ufficio politico di «reintegrare» a pieno titolo Follini e Tabacci, infatti, non può essere - come più d’uno ha fatto a via Due Macelli - sbrigativamente spiegata come niente di più d’un incarico di rappresentanza. Perché se è vero che l’ex segretario siederà al tavolo della Cdl in nome e per conto dell’Udc («il programma lo fa il partito», dice Mario Baccini), è altrettanto certo che Follini non dimenticherà di sostenere quelle idee per le quali è stato disposto a perdere la segreteria. E di questo è cosciente pure Casini.
Da una parte, infatti, il presidente della Camera ha focalizzato il partito sulla sua immagine (i manifesti, ma soprattutto la scelta di inserire il suo nome nel simbolo e la presenza mediatica). E quindi è ben contento che nell’Udc trovino spazio anche quegli esponenti della cosiddetta ala «critica» che rappresentano una parte importante del suo elettorato. Dall’altra, in una campagna elettorale in chiave proporzionale, Casini teme che senza di loro il partito possa essere schiacciato su Forza Italia. Con il rischio, visto anche l’accordo Lega-Mpa (che i sondaggi quantificano almeno al 7 per cento), di essere il fanalino di coda della Cdl.