Casini spiazza Burlando e i suoi: «Noi in Liguria non siamo con la maggioranza»

Dove eravamo rimasti? All’Udc solitaria alle politiche, decisa a non scendere a patti con nessuno. A Pierferdinando Casini che alla vigilia della campagna elettorale faceva salire sul carro dello scudo crociato l’allora consigliere regionale «margherito» Rosario Monteleone lasciando per strada una parte della dirigenza locale, a partire da Sergio Cattozzo e Vittorio Adolfo poi entrati nel Pdl. A nove mesi dalla rivoluzione dello scudo crociato il leader centrista torna a Genova. Il motivo più importante è lo scambio di auguri con il cardinale Angelo Bagnasco che incontra in Curia. L’altro è mettersi a fare il punto della situazione sullo stato di salute Udc in Liguria. E la cosa bella è che scopri che l’Udc in Regione non fa parte della maggioranza perché, a chi gli chiede se è pronto a confermare l’esperienza positiva del governo con il centrosinistra, Pierferdi risponde secco: «Noi qui non governiamo. Siamo in una posizione di terzietà». Ora vaglielo a spiegare a Rosario Monteleone seduto sulla poltrona della vicepresidenza che spetta alla maggioranza che lui, lì, non ci deve stare. Ma magari nessuno lo toccherà visto che, proprio secondo Casini, è lo stesso Claudio Burlando a fare il filo ai centristi. «Capisco che il presidente guardi a noi con interesse - specifica Casini-. Però è presto per fare un bilancio su questa amministrazione e parlare di alleanze future: noi ora ci prepariamo alle provinciali, per sapere con chi andremo alle regionali c’è tempo». Ma come? L’Udc non doveva essere il terzo polo, lontano dalle parti? «Non abbiamo fatto nessun voto di castità- replica il segretario dell’ Unione di centro-. Siamo come una bella ragazza che si è lasciata con il fidanzato ed ora viene corteggiata, ma al momento non vogliamo legarci a nessuno. Per ora usciamo la sera».
Alleanze per il 2010, ma in primavera in Liguria si voterà in diverse amministrazioni. L’idea dei centristi è ancora quella di andare soli per poi far valere il proprio peso politico. Senza escludere neanche alleanze con l’Italia dei Valori: «Quella la escluderei solo a livello nazionale per l’incompatibilità tra me e Di Pietro- commenta-. Per il resto ci sono tante persone valide all’interno di quel partito e molte anche più a destra di me. Fossi nel Pd darei retta al documento di Follini che guarda a noi e vuole rompere con Di Pietro». Tornando a bomba su Genova e all’incontro con Bagnasco, Casini giura di non aver parlato del gay pride di giugno («sapete come la penso: libertà sessuale totale ma non vedo l’esigenza di dover affermare questa diversità sessuale»), ma che si sia trattato di una semplice visita di cortesia, «la vostra città è da diversi anni la capitale ecclesiastica d’Italia- afferma l’udicino-. Bagnasco è un cardinale equilibrato che ha saputo riempire il vuoto lasciato da Ruini».