Casini tenta la fuga ma poi prende tempo: "Decidiamo giovedì"

Il leader Udc: "Il partito unico è un’imposizione, vogliamo rispetto per la nostra identità". Poi apre alla federazione e rimanda tutto: "La scelta al prossimo vertice"

Roma - Chi? Noi? Nel Pdl? No grazie, meglio da soli. «L’imposizione di un partito unico rispondente a un’estemporanea operazione elettorale non ci interessa oggi come non ci interessava ieri». Così, a caldo, Pier Ferdinando Casini boccia l’«invito» del Cavaliere a entrare nel listone comune: «Vogliamo rispetto per la nostra identità». Niente annessioni, questa è la linea ufficiale dell’Udc. Semmai una federazione, come quella prevista con la Lega. Ma riuscirà a resistere all’appello di Berlusconi? «Decideremo giovedì - annuncia - durante la riunione della direzione. Noi le nostre scelte le facciamo negli organi di partito, dopo una discussione democratica».

Spiragli? Forse. «Ogni giorno ha la sua pena», dice infatti l’ex presidente della Camera, lasciando in questa maniera aperto un varco. La mossa di Berlusconi sembra comunque averlo colpito. «Il bello della politica è che le cose sono varie», commenta. Ma quando si tratta di replicare, Casini preferisce leggere in piccolo testo scritto. In certi casi è sempre meglio misurare le parole: «Noi crediamo nella necessità di unire i moderati in un nuovo progetto di governo, nell’interesse dell’Italia. Chiediamo rispetto per le nostre opinioni e per la coerenza non solo di questi anni, ma anche delle ultime ore che hanno portato allo scioglimento anticipato delle Camere».

Insomma, spiega, noi siamo stati fedeli e lavoriamo per il centrodestra. Però, «se la scelta di Berlusconi e Fini impedirà una nuova alleanza per il governo del Paese, ci presenteremo autonomamente, parlando agli italiani un linguaggio di verità e responsabilità». Dunque, «il partito unico non ci interessa», mentre «non escludiamo affatto la federazione. Una possibilità concreta a cui siamo disponibili». E conclude: «Noi abbiamo una pietra miliare che è la nostra coerenza, a cui non vogliamo rinunciare». Fine delle trasmissioni.

Poi però, incontrando i militanti di Modena, torna sull’argomento. «Quando mi sono visto con Berlusconi credevo che tutto fosse risolto, che la prossima sarebbe stata una legislatura costituente. Questa mattina, leggendo in treno i giornali, mi sono accorto che le cose sono un po’ cambiate. Si pretendeva che noi entrassimo in un partito, che rispetto, ma che non ho capito quando e da chi è stato fondato». E adesso? Casini è «disposto al confronto», ma «per fare un matrimonio non basta uno solo, ne servono due. Se le volontà coincidono, bene, altrimenti la nostra storia ci impone di andare da soli con le nostre bandiere a rappresentare la tradizione Dc».

I centristi sembrano quindi decisi a tenere il punto. «L’Udc - racconta il segretario Lorenzo Cesa - intende rimanere nel centrodestra con una sua autonomia. Niente lista unica del Pdl, ma uno schema che prevede il collegamento elettorale e di programma, così come farà la Lega nord». E Rocco Buttiglione si dichiara «molto perplesso a entrare in una lista unica, anzi, non ci entrerei proprio».

Ma in queste ore il partito di Casini è sottoposto a scossoni fortissimi, dopo aver perso da un lato Baccini e Tabacci, che hanno fondato la Rosa Bianca, dall’altro Giovanardi, che ha già aderito al Pdl, senza contare l’incertezza sulle mosse di vasa-vasa Cuffaro, gestire del forziere di voti Udc in Sicilia. E ora la pressione del Cavaliere li ha messi spalle al muro: piegarsi o andare da soli allo sbaraglio?