Ma Casini tratta col Pdl alle spalle del Terzo polo Fini si ritrova a fare il vice e il partito non ci sta

La tattica del leader Udc: fingersi all’opposizione fino a fine anno,
poi entrare coi suoi nella maggioranza e nel governo. Prima intesa col
Pdl: niente sfiducia a Bondi in cambio dello stop al pressing sui suoi
deputati. E il leader di Fli deve cedere il passo nella nuova alleanza: <strong><a href="/interni/fini_si_ritrova_fare_vice_e_suo_partito_non_ci_sta/17-12-2010/articolo-id=494147-page=0-comments=1" target="_blank">i suoi sono in rivolta
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Roma«È ancora presto ma arriverà». «Adesso non può ma tra qualche settimana le cose cambieranno. È pericoloso ma intelligente». In Transatlantico si parla di Casini. Il primo è un pidiellino, il secondo un leghista. Entrambi sono convinti che il terzo polo sia una «patacca». Uno strumento in mano a «Casini che, da vero genio democristiano, giustamente dal suo punto di vista, alza la posta il più possibile prima di rompere gli indugi e venire nel centrodestra». Copyright del pidiellino. «Ma quale terzo polo d’Egitto. Non hanno un programma, non hanno un leader e sui temi etici farebbero a pugni. Casini mollerà Fini anche se non può farlo adesso». Copyright del leghista. E Saverio Romano, coordinatore del Pid, infierisce: «Il terzo polo dice che parlerà con una voce sola. Voglio vedere se sarà così anche in materia di bioetica, famiglia e temi eticamente sensibili».
Che la maggioranza sia uscita vittoriosa dalla prova di forza della mozione di sfiducia ma non abbastanza per andare avanti fino alla fine legislatura non lo mettono in dubbio neppure i più berlusconiani. Da qui il corteggiamento ai centristi, considerati gli interlocutori naturali. Per ora Casini risponde picche ma il dialogo c’è eccome. Sia in scena che nel retroscena. Un esempio è il do ut des su uno dei prossimi ostacoli per la maggioranza, ossia la mozione di sfiducia al ministro Bondi. Pare che l’accordo raggiunto sia il seguente: i centristi non spareranno sul ministro a patto che cessino le pressioni per attirare singolarmente gli udiccini nella maggioranza. Una mossa, questa, che avrebbe anche lo scopo di mettere in difficoltà Fini, assetato di vendetta contro Bondi.
Il dialogo Udc-Pdl prosegue ed è peraltro benedetto dalle gerarchie ecclesiastiche. Tant’è che il quotidiano della Cei, L’Avvenire, ieri smontava il terzo polo scrivendo che «non c’è bisogno di un terzo pasticcio». Giudizio tutt’altro che snobbato dal leader dell’Udc che, anzi, ne sposa la tesi: «L’Avvenire per un credente si deve sempre leggere con attenzione e considerazione - commenta al termine della messa celebrata dal cardinale Angelo Bagnasco a Sant’Ivo alla Sapienza - il suo è un monito di cui tenere conto e anche condivisibile». E poco prima, mentre il presidente della Cei Bagnasco auspicava nella sua omelia un «dialogo vero», Gasparri e Cesa eseguivano. Fitto colloquio tra i due e parole captate dai cronisti: «Non alzate troppo l’asticella... - diceva il centrista al pidiellino - oggi alla Camera vi abbiamo già votato tutta quella roba sui rifiuti, che non dovevamo votare...».
Insomma, Casini fa il terzopolista per tattica ma dopo le vacanze di Natale in tanti giurano che entrerà in una nuova maggioranza. Nuovo anno, nuova agenda politica, nuovo governo. Senza, ovviamente, l’imbarazzante ruotino di scorta di Fini, visto male Oltretevere. In fondo nessuno vuole il voto, tutti sognano la stabilità di governo, e Casini potrebbe entrare in un governo con un peso determinante. Le caselle attualmente vuote sono quelle del ministro delle Politiche comunitarie, del viceministro per il Commercio con l’estero, del viceministro dello Sviluppo economico, dei sottosegretari all’Ambiente, alle Politiche agricole, alle Infrastrutture, al Welfare. Sette posti che potrebbero aumentare qualora, il prossimo anno, si desse il via libera al cosiddetto «rimpastone». In quel caso lo stesso Casini potrebbe entrare direttamente al governo, magari con un ruolo pesante, tanto che circolava l’indiscrezione di un posto alla Farnesina. Nulla di deciso perché le mosse sono tutte da concordare e calibrare con l’alleato di ferro: la Lega.
Così, mentre Fini e Casini fanno gli amici per finta, visto che in realtà il primo è un rivale di cui peraltro non ci si può fidare, Pier Ferdinando attende. Aspetta il momento giusto per calamitarsi nel suo alveo naturale che è quello dell’attuale centrodestra. E lo farà con tempi e modi da democristiano per coronare il suo obiettivo ultimo: prendere in mano lo scettro dei moderati, magari concordando con Berlusconi il proprio futuro: Casini a palazzo Chigi e Berlusconi al Quirinale.