Casini: per vincere non servono gli effetti speciali

«Altro che andare in Procura, parliamo dei problemi della gente». E a Fassino: «Non può dare lezioni a nessuno»

Sandro Astraldi

da Roma

Casini-uno: la Cdl ha le carte in regola per vincere le elezioni «senza effetti speciali, altro che andare in Procura e fare avanspettacolo». Casini-due, qualche ora più tardi, a proposito dell’appello di Fassino ad abbassare i toni dello scontro: «Il segretario Ds non è legittimato a dare lezioni. E basta con le visioni complottistiche dei Ds!». Nel mezzo - a quel che si sussurra - la notizia che a palazzo Chigi non avevano preso esattamente “bene” quel primo assunto, frutto del caso, o della volontà di limare le stoccate o di altra ragione.
Fatto sta che il presidente della Camera prima fa un paio di passi indietro rispetto a Berlusconi, poi riaccosta anche se a quel punto - e dopo l’amarezza confessata pubblicamente dal presidente del Consiglio nel non aver trovato gli alleati al suo fianco - è il suo alter ego Follini a far presente come «Berlusconi non deve stupirsi della freddezza degli alleati visto che una leadership se c’è, si conquista o si smarrisce sul terreno della politica e non su quello delle Procure». E ancora, il segretario Lorenzo Cesa: «Non mi sembra che Berlusconi ci abbia consultato negli ultimi giorni, negli attacchi all’Unione è andato avanti da solo. Il nostro grado di generosità dipende anche dal grado di coinvolgimento». Tira di nuovo una corrente d’aria gelida tra Udc e Berlusconi. E serve certo poco a riscaldarla il Casini-tre che, passato da Torino a Bari, tiene a far presente come lui è stato sì «duro con gli alleati», ma che l’obiettivo resta quello di «impedire a Prodi di governare l’Italia».
Certo: ormai lo scioglimento delle Camere è alle porte e nulla fa presagire giri di valzer, ma anche nell’approccio alla campagna elettorale già si palesano divergenze non da poco nel centrodestra. Bobo Maroni ad esempio, che pure aveva criticato il premier per essersi recato dai giudici sulla vicenda Unipol con carte squisitamente politiche e non giudiziarie, si rimette a fianco di Berlusconi nel muro contro muro: «Sul tenere alta la polemica ha più che ragione - dice -; serve una linea intransigente nei confronti dell’opposizione, che ha accusato per anni la Cdl delle peggiori nefandezze. Ora che sono finiti loro sul banco degli imputati, non possono chiedere clemenza». Roberto Castelli gli fa eco: «Inizi la sinistra a rispettare l’avversario politico - dice rispondendo a Fassino - visto che sono cinque anni che mi bombarda con insulti, minacce, calunnie e denunce penali». Il ministro della Giustizia elenca solo gli ultimi, pesanti, macigni, lanciati contro di lui da Scalfari, dal sindaco di Brescia, persino da Striscia la Notizia («Mi accusa di aver chiuso o non utilizzato penitenziari, mentre le dismissioni sono state opera di Flick, Diliberto e Fassino»). «Il segretario Ds - osserva - sembra dire che finché è la sinistra ad attaccare, tutto va bene. Ma se altri osano opporsi, allora bisogna essere responsabili».
E sulla stessa lunghezza d’onda si mette anche An. Negando (La Russa) di aver mai preso le distanze dal premier, e rilevando, con Storace, che per nulla affatto di «avanspettacolo si tratta» bensì di «battaglia politica» tesa «a chiedere chiarezza alla maggior forza d’opposizione». Del resto che qualcosa di poco chiaro ci sia nella vicenda Bnl-Unipol è ormai sotto gli occhi di tutti. «Per far dimenticare il fatto che Consorte ha incassato assieme al suo vice più di 100 miliardi delle vecchie lire, cifra che difficilmente può esser giustificata da una semplice consulenza, adesso i Ds si stanno inventando una Spectre fatta da agenti privati e da servizi che sarebbero agli ordini del presidente del Consiglio» la spiegazione offerta da Farbrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia. «Cercano di fare un gran polverone. Spieghino semmai cosa raccontava Consorte a Fassino in ben 17 telefonate e cosa dicesse D’Alema a Bernheim» rincara Sandro Bondi. Entrambi s’interrogano, incuriositi, sul patronage che si è assunto Carlo De Benedetti nella difesa dei Ds sulla vicenda: che c’è sotto, oltre al fatto che è sempre più evidente che Prodi per lui «è un re travicello» viste le sue preferenze per Rutelli e Veltroni?