Casini: "Vogliamo andare oltre l'Udc". E blinda il partito, scontro con Giovanardi e Tabacci

Il leader dell’Udc allarga lo strappo con Fi: "Non
possiamo fallire per personalismi di bassa lega. Berlusconi? Dobbiamo competere con lui fino all’ultimo per i voti dei moderati". E il consiglio nazionale isola i "dissidenti" vicini al Cavaliere. Giovanardi: "Roba da inquisizione...". Tabacci: "Casini ha fatto giustizia? Ho ancora la testa attaccata al collo"

Roma - "È venuto il tempo di andare oltre l’Udc ma non si può partire dalla sua demolizione, possiamo anche fallire perché sbagliamo, ma non possiamo fallire per colpa nostra: non possiamo fallire per personalismi di bassa lega". Così il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, intervenendo al Consiglio nazionale del partito. Casini, una volta ancora rivolge le sue parole a chi, nell’Udc, non è sulle posizioni che il partito già otto mesi fa decise al congresso nazionale.

"Niente più beghe di partito" Casini invita alla chiarezza e dice: "Chi prende incarichi di partito deve essere coerente: sappiamo bene distinguere tra le critiche, di cui c’è bisogno, e una azione anti-partito che non può essere però tollerata". A conclusione del suo discorso, una volta di più, Casini guarda oltre i distinguo chiedendo a tutto lo stato maggiore del partito di partecipare per "costruire una piattaforma che abbia un interesse forte nel mondo cattolico" e auspica che da domani si possa iniziare a "parlare di argomenti e non più di piccole beghe di partito".

"Competere con Berlusconi fino all'ultimo voto" "Berlusconi parla tutti i giorni della 'cosa bianca', c’è una vera ossessione, c’è la paura che ci sia autonomia politica. Noi dobbiamo competere con Berlusconi fino all’ultimo per i voti dei moderati". Casini ribadisce l’intenzione del partito di farsi il seme di una formazione che aggreghi i moderati, mentre "il partito del popolo è la caricatura di un partito dei moderati", come dimostra anche la presa di distanza di Ferdinando Adornato. "Tutti sappiamo oggi -sottolinea il leader Udc- che quello che farà la differenza sarà quel quasi 6% che ci consente di essere l’unica forza del centro a superare lo sbarramento, diventando soggetto di aggregazione".

Partito blindato, sì alla mozione: autonomi da Fi Il Consiglio nazionale dell’Udc ha approvato la mozione di maggioranza presentata dal segretario Lorenzo Cesa nella quale si ribadisce l’autonomia del partito e si condannano le iniziative dei "dissidenti" interni alla forza centrista. "Valutato che l’iniziativa di Berlusconi - si legge nel dispositivo - di costituire il cosiddetto Partito del popolo della libertà appare ispirata a intenti populisti e comunque tende a penalizzare gli altri partiti del centrodestra, l’Udc rivendica l’autonomia, l’indipendenza e la centralità propria nella costruzione di un partito dei moderati che offra rappresentanza politica a tutti gli elettori che aspirano anche in Italia al modello del popolarismo europeo".

Richiamo ai "dissidenti" Il consiglio nazionale inoltre "richiama tutti i dirigenti del partito ai propri doveri e condanna ogni iniziativa sviluppata al di fuori degli indirizzi congressuali e finalizzata ad interferire con le prerogative del segretario, a screditare e depotenziare, in una fase politica così delicata, le iniziative e la proposta politica del partito e a disorientare gli iscritti e gli elettori dell’Udc". Nella mozione approvata si dà anche "mandato al segretario di perseguire in ogni sede l’obiettivo di un sistema elettorale secondo il modello tedesco".

Casini: "Risposta a chi mette i bastoni fra le ruote" "Abbiamo fatto giustizia di chi ha cercato di metterci i bastoni tra le ruote". Questo il commento di Casini, all’approvazione a larga maggioranza della mozione con la quale il consiglio nazionale del partito ha condannato le iniziative delle correnti di Giovanardi da un lato e dei "tabaccini" dell’altro.

Giovanardi attacca: "Roba da inquisizione" "È avvilente leggere su una mozione la parola condanna. Solo la Santa Inquisizione o i partiti stalinisti usavano parole simili". Così Carlo Giovanardi, leader della minoranza interna filoberlusconiana dell’ Udc, commenta la mozione approvata dal consiglio nazionale, in cui si "condannano", appunto, iniziative esterne agli indirizzi congressuali. "Noi - spiega Giovanardi - abbiamo ribadito il nostro orientamento per costituire in Italia una costola del Ppe. È una occasione da non perdere, e abbiamo anche detto che i modi e i tempi dovranno essere democratici e condivisi". Stesse parole, sottolinea, usate da Silvio Berlusconi. E infatti Giovanardi non ha timore di dire che se nasce su questi presupposti il Pdl "può essere benissimo la costola italiana del Ppe, quello di cui parliamo da anni". Se invece l’Udc andrà avanti nel progetto della Cosa bianca "questa non è la nostra idea". A chi gli chiede se la sua battaglia continuerà all’interno del partito Giovanardi replica: "Noi facciamo la battaglia per un obiettivo, quando l’obiettivo ci sarà si vedrà".

Tabacci a Casini: "Ho ancora la testa attaccata al collo..." "Leggo dalle agenzie che Casini si sarebbe felicitato per aver fatto giustizia di chi la pensa diversamente da lui nel partito. A parte che ho controllato ed ho ancora la testa attaccata al collo - replica invece Bruno Tabacci criticando il leader Udc -, vorrei far notare che la decisione del Manifesto di Subiaco di non far partecipare i suoi consiglieri nazionali alla presunta mattanza - mi pare che gli assenti fossero 140 - e il dissenso dei presenti vicini a Giovanardi, dicano che il dibattito nel partito è assai vivo e continuerà. In ogni caso con rammarico annoto che un leader che giustizia difficilmente può attrarre ed essere lievito per un pane più ricco e generoso".