Ma Casini vuol giocare da solo per 3 anni

Stefano Filippi

Il nuovo corso dell'Udc ha incocciato nelle prime dimissioni eccellenti: quelle di Corrado Danzi, segretario regionale della Basilicata. Medico, figlio di un missino, nipote di un parlamentare Dc, ex democristiano lui stesso e tesserato Ccd della prima ora («la Casa delle libertà è stata la fusione di storie familiari diverse e finalmente convergenti»), senatore per due volte ma non rieletto in aprile, Danzi si è stancato dei progressivi strappi dell'Udc dalla Cdl e ha sbattuto la porta. «Potevo seguire una linea diversa, essendo in ottimi rapporti con Carlo Giovanardi avevo anche pensato a condurre una battaglia dall'interno, ma mi sembrano energie sprecate».
Che cosa ha scritto nella lettera di addio?
«Nel 1994 ho fatto una scelta ben precisa con il centrodestra e sono ancora assolutamente convinto che bisogna prendere una posizione chiara tra modelli di società e schemi di vita diversi. Non riesco a comprendere le persone che con una certa facilità possono sostenere tesi contrarie nel giro di qualche mese. Intendo la politica in modo limpido e trasparente e mi rincresce far parte della schiera delle persone di cui di solito si sottolinea la scarsa intelligenza».
Non sia troppo modesto.
«In genere chi è coerente viene tacciato di essere poco intelligente. Ma accetto volentieri una definizione di questo genere, perché io ho deciso da che parte stare e non cambio idea».
Nel '94 era con Casini o Buttiglione?
«Con Casini nel Ccd, sono stato tra i primi. Il giorno della fondazione fui nominato segretario regionale lucano».
Nessun ripensamento fino ad adesso?
«Avevo un rapporto di amicizia personale molto bello con Mastella. Quando passò dall'altra parte, mi propose di andare con lui. Io avevo mancato l'elezione per poche centinaia di voti e avrei potuto avere un seggio sicuro; tuttavia conoscendo il suo approdo, con molto garbo ma con fermezza (e anche con una certa sofferenza umana) gli dissi di no. La sterzata impressa da Follini mi preoccupò molto, e non l'ho mai nascosto in pubblico e nelle riunioni di gruppo. Mi auguravo che una volta andato via lui, la linea ritornasse quella che abbiamo sempre avuto. Mi sbagliavo».
Dalle sue parti come è stata accolta la svolta dell'Udc?
«Purtroppo vivo in una regione dove la sinistra vince a raffica e noi siamo come dei panda, facciamo battaglie difficili. Nella nostra base non vedo voglia di combattere, ma disorientamento e scarsa comprensione. La mia presa di posizione è stata apprezzata da molta gente. Oggi uno che fa politica deve fare scelte ideali, non lo dico con senso di superiorità o di disprezzo, ci mancherebbe, ma non capisco i cambiamenti di fronte. Probabilmente sono troppo piccino per comprendere queste raffinate scelte politiche».
Vuol dire che non si fida delle rassicurazioni di Casini che non passerà mai con il centrosinistra?
«Il problema è che posso anche fidarmi, però non vedo dove porti questa svolta. Mi dispiace molto e lo dico con affetto perché non rinnego il mio passato. La Casa delle libertà non è così a pezzi, al voto ci siamo presentati uniti e con un programma comune, abbiamo perso per un soffio. Mi sarebbe piaciuto un atteggiamento forte e coeso dell'opposizione, credo che il nostro elettorato ci voglia compatti soprattutto alla luce delle delusioni oggettive provocate dal governo. Dividersi adesso è un grave errore».
Lei è andato a Palermo?
«Per carità. Ero a Roma, una manifestazione magnifica. E la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato proprio il raduno di Palermo con la dichiarazione che ci sono due opposizioni distinte. Mi sfugge la logica, evidentemente non sono avvezzo alla politica giocata tatticamente».
Adesso aderirà a Forza Italia?
«Ho ricevuto qualche sollecitazione, vedremo. Di certo resterò nella tanto vituperata Cdl perché credo nel partito unico e nella semplificazione del quadro politico. Con queste frammentazioni chiunque può esercitare un potere di ricatto».
(6. Fine)