Caso Abu Omar, An chiede conto al governo

L’autocritica della giunta: sottovalutate le reazioni

da Milano

Non è più solo uno scontro tra magistrati. Lo stop imposto dal Gip di Brescia alla Procura, impegnata nella ricerca delle «talpe» che dagli uffici giudiziari milanesi avrebbero passato documenti riservati sul rapimento dell’ex imam Abu Omar al quotidiano La Repubblica, diventa un caso politico. Un’interrogazione parlamentare presentata da Maurizio Gasparri, deputato di Alleanza nazionale, al ministro della Giustizia Clemente Mastella, in cui si chiedono chiarimenti sui «motivi per i quali è stata decisa la mancata proroga» delle indagini.
«La fuga di notizie che si è verificata più volte - è la premessa di Gasparri - ha determinato un grave nocumento per l’attività di contrasto al terrorismo internazionale condotto dai servizi di sicurezza italiani e dai servizi di sicurezza di altri Paesi alleati». Su quel flusso di informazioni aveva aperto un’inchiesta la Procura di Brescia, finendo per individuare alcuni documenti ritenuti di interesse investigativo. Tra questi, un file riservato rinvenuto in un computer della redazione di Repubblica, formato sul pc del procuratore aggiunto Armando Spataro e transitato su quello del dirigente della Digos milanese Bruno Megale. Ma non solo. Il Pm di Brescia, infatti, aveva chiesto una proroga proprio per completare i numerosi accertamenti su altre carte ritenute utili ai fini dell’indagine. Proroga negata dal Gip.
Sottolinea Gasparri come «perfino Armando Spataro, il cui nome compare in testa alla richiesta di archiviazione, esprime meraviglia perché questa decisione, a detta del magistrato, “lascia spazio a sospetti privi di qualsiasi giustificazione e logica”». «Le valutazioni di Spataro - prosegue l’interrogazione - sono ovviamente soggettive, ma resta il sospetto che proprio dal suo ufficio possano essere partite notizie riservate. Il blocco dell’attività investigativa appare sconcertante e tale da impedire l’accertamento di gravi violazioni ai danni del segreto di Stato e di lasciare gravare il sospetto sullo stesso Spataro, che esprime meraviglia perché il blocco delle indagini non gli consente di dimostrare, ammesso che ciò sarà possibile, la sua estraneità alle gravi colpe delle quali avrebbe potuto in teoria essere accusato al termine dell’inchiesta».
Dunque, l’ex ministro chiede di conoscere «per quali motivi sia stata decisa questa mancata proroga», se il Guardasigilli «ritenga che questo sia il modo per combattere le fughe di notizie che indeboliscono e disarmano il nostro Paese di fronte all’offensiva del terrorismo fondamentalista di cui Abu Omar è stato, e probabilmente è ancora, notoriamente un pericoloso esponente», e «se l’autonomia della magistratura non debba comunque consentire una valutazione di carattere politico, alla luce delle delicate implicazioni riguardanti il segreto di Stato e la lotta al terrorismo internazionale che questa indagine tocca». Per questo, Gasparri invita Mastella a «disporre iniziative ispettive sulla magistratura bresciana, che si è comportata in questa singolare maniera».