Caso Abu Omar, la verità di Pollari in Parlamento

Giallo in Procura: anche il direttore del Sismi potrebbe essere indagato a Milano

Stefano Zurlo

da Milano

Il primo round degli interrogatori eccellenti è concluso: dopo Marco Mancini anche Gustavo Pignero ha completato, fra mercoledì e giovedì, le sue deposizioni davanti ai pm che indagano sul sequestro Abu Omar. Il venerdì per gli investigatori scorre sui binari della riflessione e dello studio del materiale sequestrato. L’indagine ha centrato i suoi obiettivi, oppure i magistrati stanno ricalibrando le accuse? Il quotidiano Il Giorno spariglia il gioco delle interpretazioni lanciando un’altra notizia: il numero uno del Sismi Nicolò Pollari sarebbe a sua volta indagato. Vero? Falso?
Il muro del silenzio eretto dai pm resiste a ogni assalto, la Procura è un fortino impenetrabile, ancor di più inavvicinabile dopo il varo della nuova legge che assegna al procuratore i rapporti con la stampa. Manlio Minale non parla con i cronisti, Ferdinando Pomarici, uno dei titolari del fascicolo insieme ad Armando Spataro, è lapidario: «Mi dispiace, non dico nulla. La nostra linea è chiara: noi non confermiamo né smentiamo le notizie, né quelle vere né quelle false».
Difficile raccapezzarsi in questo labirinto. L’ordinanza di custodia offriva una lettura double face: Pollari sarebbe rimasto all’oscuro delle trame oblique disegnate dai suoi collaboratori o, al contrario, sarebbe stato connivente. Un’alternativa però tutta da dimostrare. La posizione del comandante era rimasta dunque in bilico. Qualcosa si è modificato in questi giorni? Forse Mancini, nel definire i ruoli e i compiti all’interno del Sismi ha finito con l’aggravare la già traballante posizione del superiore?
Impossibile avere certezze. Sono i palazzi della politica a chiedere, almeno per ora, di poter ascoltare Pollari: la commissione Difesa del Senato lo interrogherà il 19 luglio; il Copaco, Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, non ha ancora fissato una data: «Stiamo definendo il calendario - afferma il presidente Claudio Scajola - e poi lo convocheremo».
Sembra invece soddisfatto Pignero, sottoposto proprio ieri ad un delicato intervento chirurgico. Il suo difensore Giulia Bongiorno si sbilancia, immaginando un futuro positivo per il generale: «Non posso in alcun modo fornire notizie in merito all’interrogatorio perché l’atto è stato segretato e intendo rispettare il segreto. Posso però dire che presto, quando gli atti diventeranno pubblici, emergerà che Pignero ha sempre rispettato la legge e non ha sequestrato nessuno».
Più o meno le stesse parole scandite per tutta la settimana dai difensori di Mancini, Luca Lauri e Luigi Panella: «Mancini è un servitore leale dello Stato. Nel periodo del sequestro si è comportato in modo corretto, non ha partecipato ad imprese illegali. Ci aspettiamo quanto prima il ritorno in libertà».
Il conto alla rovescia sembra vicino alla conclusione: il gip Enrico Manzi aveva legato questo passaggio all’approfondimento della versione di Pignero. Ora anche questa fase volge al termine. Nelle prossime ore il gip potrebbe restituire Mancini alla sua vita precedente.