Il caso di Amina salvata dai media

Amina Lawal, 35 anni, nigeriana, fu condannata nel febbraio 2002 alla lapidazione, colpevole di «adulterio»: aveva avuto una bambina dopo aver divorziato. L’imponente mobilitazione dei mass media mondiali in suo favore portò all’assoluzione della donna nel settembre 2003. L’Italia fu uno degli Stati in prima linea. L’attenzione internazionale complicò però i già delicati rapporti tra i 12 Stati del nord della Nigeria, musulmani, e il governo federale del presidente cristiano Obasanjo, che insieme agli animisti abitano i 24 Stati centro meridionali del Paese.