Il caso Auto-accuse a sinistra: «Noi non siamo innocenti»

RomaGestire le emergenze come emergenze. Il metodo è stato inaugurato da Silvio Berlusconi, ma fino a ieri alla sinistra non dispiaceva affatto liberarsi dalle pastoie della burocrazia, magari per gestire un evento di rilevanza internazionale. Il dubbio che attaccare Guido Bertolaso e la Protezione civile con argomenti dipietreschi si possa rivelare un boomerang comincia a serpeggiare nel Partito democratico.
Pierluigi Bersani non ha fatto in tempo a sposare la linea del «Bertolaso dimettiti» che nel partito sono cominciati, prima, i distinguo. Poi, i richiami alla coerenza forti e senza sconti. Come quelli che ieri sono venuti dalle pagine di Europa da due parlamentari pd, per giunta ambientalisti. «Il centrosinistra non è innocente», hanno gridato Roberto della Seta e Francesco Ferrante. Che in realtà non sono per nulla convinti dai superpoteri concessi alla struttura della presidenza del consiglio in occasioni speciali, ma non rinunciano per questo a puntare il dito sulle contraddizioni democratiche.
«Anche noi quando eravamo al governo abbiamo assecondato questa deriva pericolosa. Dove eravamo - scrivono i due parlamentari pd - quando sono stati dichiarati grandi eventi la presidenza italiana del G8, il 150 anniversario dell’unità d’Italia, l’Expo 2015? Eravamo al governo, come eravamo al governo quando sono state emanate numerose ordinanze in deroga per i Mondiali di ciclismo del 2008 e per quelli di nuoto del 2009, o molte volte che è stata prorogata la gestione commissariale dei rifiuti in Campania».
Appunti al Pd dettati un po’ dal fatto che i due parlamentari ed esponenti di Legambiente, sono tra i pochi esponenti della sinistra che hanno continuato a difendere Bertolaso, anche dopo il cambiamento di linea del segretario Pd Bersani. Ieri, ad esempio, hanno attaccato Gad Lerner e gli altri giornalisti che hanno rappresentato la massaggiatrice Francesca «come una puttana». («Le chiederanno scusa se si confermerà che è solo una fisioterapista?», hanno chiesto i due esponenti Pd).
«Ci preme salvare il buono, ed è molto, del sistema della Protezione civile italiana». E nonostante loro si siano battuti sempre contro le regole speciali in occasione degli eventi straordinari.
Il riferimenti dei due parlamentari è ai toni di chi, come la vicepresidente del Pd Marina Sereni ieri ha chiesto che «si esca dalla logica degli interventi in emergenza e della deroga permanente che, come si è visto, producono discrezionalità, opacità, spreco di denaro pubblico e negazione della libera concorrenza». Senza però dire che quella discrezionalità ha fatto comodo ed è stata apprezzata dalla sinistra quando era al governo.
Su una linea ancora più dura Dario Franceschini, che non si ritiene soddisfatto alla rinuncia alla Protezione civile spa. «Ci sono altre cose che vanno modificate». Innanzitutto, «l’equiparazione di disastri e grandi eventi». E su questo il Pd si appresta a presentare addirittura un emendamento che «sana questo problema».
Simile, ma solo apparentemente il ragionamento di Luigi De Magistris. Nella sua analisi l’ex magistrato pone l’accento sugli aspetti penali. E dice che anche quelli riguardano un po’ tutti. «Il sistema di corruzione della Protezione civile non riguarda solo il centrodestra. È trasversale e coinvolge anche il centrosinistra. Si fa un errore a ricondurlo esclusivamente a Berlusconi che, diciamo, negli ultimi mesi ha dovuto chiudere il cerchio sostanzialmente volendo ridurre la Protezione civile a una società per azioni e, addirittura, garantendo (e questo è molto sospetto) nel rapporto tra Berlusconi e Bertolaso, l’immunità (è la legge che stanno per approvare) per i vertici della Protezione civile».
De Magistris si dice soddisfatto perché dall’inchiesta della procura di Firenze escano gli stessi nomi delle sue Why Not e Poseidone. E osserva come, purtroppo, «in questo sistema che ho descritto sinteticamente si sono trovate coinvolte anche articolazioni molto vicine al Vaticano, soprattutto dal punto di vista delle strutture economico-finanziarie e penso, in particolare, alla Compagnia delle Opere».