Il caso Azouz e i maestrini tv

Non è che vogliamo infierire: capiamo. Capiamo che quando uno «buca» il giallo di Garlasco perché è in ferie, più che qualche puntatina per fare un po’ di moralismo sui giornali che invece l’hanno raccontato con dovizia di particolari non gli resta. E se poi l’assassinio di Meredith a Perugia non trova riscontro d’audience, che cosa deve fare il povero Enrico Mentana, se non buttarsi sulla collaudatissima strage di Erba?

Così, lunedì, ecco l’ennesima serata su uno dei protagonisti della vicenda, il tunisino Azouz Marzouk, già ospitato a Matrix una dozzina di volte nel recente passato nelle sue tre vesti: padre, marito e genero di tre delle vittime; vittima a sua volta del «razzismo degli italiani » e aspirante nuovo volto del mondo dello star system. Stavolta di lui si doveva parlare perché era in galera, accusato di spaccio di droga e «marchiato » da alcune intercettazioni da brivido.

Però Azouz è il «cocco» della trasmissione, e quindi via con servizi indulgenti e interventi ancor più indulgenti in studio. Capiamo. E possiamo anche passar sopra al fatto che, pur di difendere il proprio protetto, di non farsi sfiorare dal sospetto di aver contribuito a creare un «mostro mediatico », si giochi di sponda con l’avvocato del tunisino e si attacchi il Giornale, senza nominarlo, per carità, ma anche senza dare la possibilità di replica e forse senza neppure permettere agli spettatori di capire di che cosa realmente si stesse parlando. Ma quando ci siamo sentiti impartire la lezioncina sul fatto che su, in fondo il tunisino non è mica accusato di aver spacciato eroina, bensì cocaina, e quindi è meno grave... Quando ci hanno detto che insomma, forse il «povero Azouz» non pensava neppure di commettere un reato, perché per la coca «non c’è la percezione che si tratti di droga, anzi c’è l’idea che sia un gioco, che faccia bene»... Beh, quando abbiamo sentito questo, non abbiamo più capito, non siamo più passati sopra: abbiamo spento il televisore. Il mattino dopo abbiamo controllato i dati d’ascolto e abbiamo scoperto di non essere stati i soli.