Caso Battisti, Lula valuta "ragioni umanitarie"

Il vicepresidente del Brasile e il presidente del Senato premono affinché Lula dia il via libera all'estradizione. Il governo sta valutando anche la possibilità di far restare l'ex terrorista in Brasile per "ragioni umanitarie". Frattini: "Attendiamo sereni"

Brasilia - All’indomani del sì alla richiesta di estradizione per Cesare Battisti, da parte del Tribunale supremo brasiliano, cresce l'attesa per la decisione che dovrà assumere Lula. L'unico che potrebbe rovesciare la sentenza. Per il vice presidente del Brasile, José Alencar, Lula dovrebbe confermare la decisione. Lo riporta l’edizione online del Folha de Sao Paulo. Intervistato da radio BandNews, Alancar ha detto che si auspicava questo giudizio da parte del Supremo tribunale. "Se fossi al posto di Lula - ha aggiunto - dico che confermerei la decisione del Stf". Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente del Senato brasiliano, José Sarney: anche lui si è espresso a favore dell’estradizione, esortando a sua volta Lula ad uniformarsi alla sentenza del Supremo tribunale.

L'escamotage I media riferiscono però che il governo brasiliano starebbe cercando in queste ore una via d’uscita che permetta di far rimanere Battisti in Brasile senza urtare né la magistratura né rovinare i rapporti con l’Italia. L'ex terrorista resterebbe in Brasile per "ragioni umanitarie", non cioè sulla base dell’asilo politico concesso a gennaio dal ministro della giustizia, Tarso Genro. Lo afferma il quotidiano O Globo

Frattini: aspettiamo sereni  "L’ultima parola spetta ora alla politica: e noi aspettiamo rispettosi e sereni". È quanto scrive su Facebook il ministro degli Esteri Franco Frattini. "Nell’attesa voglio rendere merito ai due ambasciatori che hanno seguito con senso delle istituzioni, competenza e costanza questa vicenda dolorosa - sottolinea il titolare della Farnesina - La rete diplomatica tutta ha compiuto un grande lavoro, un lavoro di squadra, con due punte avanzate e molti portatori di palla. Li ringrazio a nome di tutti gli italiani".

Il fratello di Battisti  "Cesare vivo in Italia non ci rientra, me l’ha detto l’ultima volta che l’ho sentito, un mese fa. Ritorneranno le polveri, perché si farà cremare". Lo ha detto il fratello di Cesare Battisti, Domenico, intervistato da Sky, in merito all’estradizione votata dalle autorità brasiliane. Domenico vive a Paganico (Grosseto). "Mio fratello è innocente e un innocente deve stare fuori, non in galera - ha aggiunto - Da una famiglia come la nostra non poteva uscire un assassino. Lula sa quello che fa".

Genro: Lula non ha scadenze di tempo Il presidente "non ha un termine" per prendere una posizione sul caso Battisti, dopo il via libera all'estradizione in Italia dato dal Supremo Tribunal Federal: lo ha detto il ministro della giustizia, Tarso Genro, che a gennaio ha concesso l'asilo politico all'ex terrorista italiano. Durante una conferenza stampa, Genro ha inoltre precisato che dopo le dichiarazioni di alcuni ministri italiani, Battisti potrebbe avanzare al Brasile la richiesta di un altro asilo politico. Dichiarazioni che per Genro evidenziano "una netta intenzione persecutoria" e uno spirito di "vendettà". Nel precisare di "non credere" che la vicenda Battisti possa portare ad una crisi politica tra Italia e Brasile, Genroha aggiunto: "ho visto le dichiarazioni di alcuni ministri italiani, non dello Stato", le quali ribadiscono che il caso riguarda "una questione politica tra due Stati, e confermano che quelli commessi da Battisti sono delitti politici". Circa la scadenza entro la quale il presidente Lula potrebbe pronunciarsi sull'eventuale estradizione, Genro ha precisato: "Dovrete avere calma, perché i passi" che saranno fatti d'ora in avanti "potrebbero ritardare". I tempi necessari per giungere alla fine della vicenda saranno, ha concluso, "quelli convenienti allo Stato brasiliano".