Caso Battisti, ora i lettori dell'Unità si ribellano: "È solo un assassino"

I lettori dell'<em>Unità</em>, inizialmente divisi sullo status di
rifugiato politico concesso dal Brasile all’ex terrorista dei Proletari
armati per il comunismo, si indignano. E sul sito del
quotidiano chi giudica &quot;vergognoso&quot; giustificare Battisti prende il
sopravvento su chi si indigna per i &quot;forcaioli borghesi&quot;

L’archeozoologa scrittrice di radical-gialli che difende il terrorista, no. Passino «l’ambiguità innocentista», «la par condicio dell’impunibilità ideologica» e «il paraocchi». Ma la riabilitazione d’ufficio di Cesare Battisti da parte dell’intellettuale francese di turno (Fred Vargas, nello specifico) è troppo. E anche i lettori dell’Unità, inizialmente divisi sullo status di rifugiato politico concesso dal Brasile all’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo, si indignano.
Lo fanno spazzando via le nostalgie radicali, le miopie per partito preso. E sul sito del quotidiano chi giudica «vergognoso» giustificare Battisti prende il sopravvento su chi si indigna per i «forcaioli borghesi». Atmosfera di piombo, nei commenti. La linea più condivisa è quella di Alessandro: «È ora di finirla di difendere i terroristi, devono andare in galera senza nessuna scusa politica o sociale», perché «un assassino con quattro omicidi sulle spalle deve stare in prigione» (Marco). A pelle, si respira un’istintiva repulsione per quest’uomo in fuga da trent’anni tra sorrisi e successi letterari, quest’uomo «che non si è mai pentito» e anzi «sfoggia solo cinismo per le vittime». Più in fondo, al di là dell’umano disprezzo per chi ha ucciso, c’è anche chi prova ad analizzare l’atteggiamento dei suoi sostenitori, come Halo: «La sinistra non si scrolla di dosso la visione per cui certi reati sono più nobili e giustificabili nell’ottica del progresso della società. Provo pena per i fessi che esultano per la libertà di questo miserabile vigliacco visto come un martire rivoluzionario».
«Demenza», «insulto», «pietismi antistorici», «un’altra bella ingoiata di fango per la sinistra. Avanti così e scompariremo nella vergogna». Al massimalismo assurdo e violento, i lettori dell’Unità rispondono così. A Pamel60 fanno eco Giordano («Non si può invocare giustizia solo contro i nostri avversari politici») e un anonimo: «Battisti è un banalissimo omicida, ho perso ogni simpatia per Lula». Sconcerto, sensazione di una battaglia che dopo trent’anni appare solo un’utopia incancrenita nell’errore e in troppi lutti. La maggior parte dei commentatori, di revisionismo terrorista non vuol sentir parlare e non vuole leggere: «Giustamente non ci sono state remore nei confronti dei nazisti. Ora invece per i terroristi sputano motivazioni politiche, intellettualismo, istanze sociali, bla, bla... Due pesi e due misure», spiega Alessandro.
C’è anche chi va giù pesante. C’è Maidom che definisce Battisti «un forcaiolo che eseguiva condanne a morte e che meriterebbe la sedia elettrica come Izzo»; c’è Nanni che usa metafore cinematografiche ricordando all’ex Pac che si professa innocente, una frase di Morgan Freeman ne Le ali della libertà: «Qui ad Alcatraz tutti dicono di essere innocenti»; c’è Alberto che chiede: «A Torregiani su una carrozzina da trent’anni che diciamo?».
Già chissà cosa dicono quelli che invece resistono insensatamente a considerarlo un idolo, un Che Guevara passato dal barbiere per una toletta. Perché sul sito c’è anche qualcuno intabarrato a oltranza in un eskimo con le tarme che zoppica battaglie e slogan. Sono le due anime di questo Pd. Chi giustifica Hamas (come D’Alema) e chi è allergico al terrore. Consanguinei dei primi sono quelli che parlano di «persecuzione nei confronti dell’esule», di «pappagalli inebetiti e forcaioli», quelli che piangono la fine dell’Unità di lotta: «Che tristezza i fascisti che su questo sito gridano “in galera!”. Povero Gramsci, se continuate così lo ammazzate due volte». Identitari da guerriglia che sfoderano attacchi al regime berlusconiano e teorie sui complotti di Cossiga e sullo stragismo nero. Argomento a doppio taglio, perché c’è anche chi in questa trappola non cade: «La Mambro è in semilibertà e Delfo Zorzi in Giappone? Uno scandalo, ma uguale a quello di Battisti».
Insomma, anche a sinistra la difesa d’ufficio di un assassino e rapinatore - seppur coi gradi dello pseudocombattente antiborghese - non trova grandi proseliti: «Bisogna vergognarsi di esprimere solidarietà a un uomo del genere e soprattutto, se gliela si tributa, poi bisogna evitare di fare la morale agli altri», appunta Giordano. E la parola fine la mette Andrea: «Non c’è ideologia che tenga di fronte a un assassino. Il fatto che sul sito di un giornale di sinistra si leggano tanti commenti contro Battisti dimostra che l’Italia sta migliorando». Nonostante alcuni leader che flirtano col terrore.