Caso Bisaglia, nuova perizia alla Procura

Federico De Rossi

da Chiavari

La nuova perizia medico-legale sulle condizioni di salute di Antonio Bisaglia verrà consegnata sabato prossimo alla procura di Chiavari, che indaga sulla morte del leader democristiano avvenuta il 24 giugno 1984, quando si trovava a bordo del panfilo della moglie Romilda a largo delle acque di Portofino. Lo ha reso noto il professor Marco Canepa dell'Istituto Medicina Legale di Genova, medico legale nominato dalla procura, che ha eseguito gli accertamenti peritali e scientifici sulle cartelle cliniche di Antonio Bisaglia.
Dopo un'accurata analisi indirizzata a scovare indizi e prove sullo status psico-fisico del senatore veneto al momento della morte, la conferma definitiva che Antonio Bisaglia è stato in coma per 20 giorni dopo un terribile incidente stradale nelle campagne venete, nel gennaio del 1975. Bisaglia, nei giorni successivi all'incidente, ha continuato a mostrare problemi di deambulazione per le lesioni riportate, difficoltà motorie, nonché conseguenze per un grave trauma cranico. Queste, dunque, le conclusioni degli inquirenti sulla base della voluminosa documentazione medica di Antonio Bisaglia raccolta dagli investigatori della procura chiavarese, da mesi ormai in giro per l'Italia a caccia degli incidenti probatori per verificare l'ipotesi del malore o di una possibile caduta in mare, dopo la manovra ordinata dal comandate del panfilo «Rosalù«. E proprio a seguito della caduta motivata dalle scarse capacità di movimento e stabilità motoria del senatore veneto, sembra trovare riscontro la misteriosa ferita alla testa: Bisaglia avrebbe sbattuto la testa sulla banchina dell'imbarcazione, cadendo poi in mare. Una ferita non di carattere lesivo, ma che sommata ai postumi del trauma cranico dell'incidente stradale in grado di provocare la perdita dei sensi al senatore, senza che nessuno abbia potuto sentire grida di aiuto. Altro elemento decisivo è che la nuova perizia del professor Canepa coincide con le dichiarazioni fornite all'indagine dagli ex collaboratori del politico democristiano: segretari politici e personali che, tra le campagne padovane, Rovigo e i palazzi della politica romana, hanno rivelato agli inquirenti un Bisaglia fortemente debilitato nel fisico. Una descrizione assai diversa rispetto a quella fornita subito dopo il presunto incidente nautico, cioè di un Bisaglia in ottime condizioni di salute e capace di nuotare come un delfino… Invece, il povero senatore il mare l'aveva visto solo poche volte. La conferma arriva anche dallo staff medico che aveva in cura Bisaglia, e dai suoi medici curanti tra gli anni '70 e '80.
Tra i testimoni presenti al momento dell'incidente in mare anche l'attuale direttore del «Gazzettino», Luigi Bacialli, da poco ascoltato come persona informata sui fatti dal pm Luigi Carli, titolare dell'inchiesta. Tra i buchi neri dell'indagine, infatti, ancora la fase dei soccorsi: Bisaglia era già morto quando fu issato a bordo, oppure respirava ancora? Un nodo difficile da sciogliere anche per le contrastanti versioni fornite dal medico in servizio al pronto soccorso dell'ospedale di Santa Margherita, Luigi Campodonico. Inoltre, secondo l'intreccio di deposizioni raccolte dalla procura, emergono altre incongruenze riguardo alle primissime cure apprestate a Bisaglia sul panfilo, così come sui concitati minuti del trasporto in ospedale.
Tra novità, altre prove in mano alla procura chiavarese e l'attesa per una terza, e ultima, perizia medico-legale di «supplenza», come l'ha definita lo stesso professor Canepa, l'inchiesta va avanti con la convinzione degli inquirenti e del procuratore Luigi Carli che si è ormai vicini ad una svolta per accertare la verità su uno dei più eclatanti «misteri liguri», a oltre 21 anni di distanza da quel 24 giugno del 1984.