Caso Bpi, tutti i candidati del dopo-Fiorani

L’istituto sembra orientato verso una figura «tecnica»: tra i papabili anche Ernesto Paolillo e Angelo Testori

Silvia Marchetti

da Roma

La scena in cui i banchieri centrali europei aspettano con ansia la partenza di Fazio dall’Eurotower di Francoforte per aprire la sua missiva e discutere del «caso Bankitalia», non è affatto piaciuta a via Nazionale.
Con una lettera indirizzata al Corriere della Sera, Angelo De Mattia, direttore centrale di Palazzo Koch e capo della segreteria particolare del governatore, smonta la versione del quotidiano. «Nella seduta del Consiglio direttivo della Bce di giovedì scorso non vi è stata alcuna discussione sul ruolo della Banca d’Italia nell’operazione Antonveneta». I contenuti dell’auto-difesa di Fazio «verranno presumibilmente discussi in una prossima riunione del Consiglio direttivo».
I banchieri centrali non avrebbero dunque ancora affrontato la lettera consegnata a Trichet, contenente le risposte del governatore ai «quesiti» sull’Opa della Bpi. Quesiti che approfondiscono la riunione del Cicr di fine agosto. Insomma, negli ultimi giorni ci sarebbe stato solo l’apertura «formale» del dossier Bankitalia. Il Corriere nell’articolo di venerdì non aveva certo dato una bella immagine del governatore: un Fazio sotto assedio, che fugge da tutto e da tutti, irritato di dover subire anche un processo «europeo» ma soprattutto poco esauriente agli occhi dei banchieri europei. De Mattia smentisce questo scenario assicurando sullo «spirito di ampia apertura» e collaborazione di Palazzo Koch. Due sarebbero i quesiti posti da Francoforte. La Bce vuole sapere perché Fazio ha dato il via libera a Fiorani nonostante lo sforamento dei coefficienti patrimoniali (scavalcando così il parere negativo degli ispettori interni) e perché l’intervento della magistratura non abbia in alcun modo influenzato il suo operato. Stando a quanto riportato dal Sole-24 Ore, nella lettera consegnata all’Eurotower il governatore prende le distanze dall’«amico» Gianpiero Fiorani, che da lì a poco si sarebbe dimesso dal vertice della Bpi. Distinguendo tra «la condotta del management della banca» e «l’idoneità della banca in quanto impresa». Il takeover su Antonveneta «è stato autorizzato sulla base del business plan e della dinamicità dell’operazione». Fazio si discolpa affermando che un «no» all’Opa «avrebbe leso» gli azionisti di minoranza (i quali potevano però aderire all’offerta degli olandesi). Mentre sul fronte giudiziario, le indagini su Fiorani&Co, all’epoca del via libera dell’11 luglio, «erano ancora in una fase preliminare». Ma paradossalmente, più Fazio cerca di smarcarsi da Fiorani, più i loro destini s’intrecciano. Il ministro Alemanno invita il governatore a imitare «l’esempio di correttezza personale» di Fiorani. Ancora più duro Gugliemo Epifani (Cgil): «Fazio deve fare un passo indietro anche se fosse totalmente innocente». Mentre Savino Pezzotta (Cisl) mette sul banco degli imputati anche «chi per anni non ha mai affrontato il problema» Bankitalia. Idem per Fabio Mussi (Correntone Ds), che accusa «prudenze esagerate anche nel centrosinistra, poi superate».