Caso Cè, grandi manovre per il vertice

Domani ad Arcore con Berlusconi e Bossi tutti gli attori della telenovela che dovrebbe così finire. Ma Formigoni precisa che per la Sanità le decisioni restano «collegiali»

Marcello Chirico

Le segreterie dei partiti della Cdl sono al lavoro per organizzare il vertice di venerdì prossimo ad Arcore, quello nel quale verrà messa la parola fine al «caso Cè», trasformatosi - dopo la mancata partecipazione degli assessori leghisti all’ultima riunione di giunta (che , guarda caso, verrà riconvocata proprio venerdì pomeriggio dopo il summit a casa Berlusconi) e il rinvio della tre giorni di lavori consigliari per permettere una soluzione delle querelle sull’assessore lùmbard «sospeso» - da una questione personale in una caso politico.
Con al centro del contendere la gestione del più importante assessorato regionale, quello alla sanità che (come rivelato ieri da «La Prealpina») lo stesso Formigoni avrebbe detto ai consiglieri di maggioranza, durante una pausa della mattinata consigliare di martedì scorso, «non appartiene alla Lega, né all’assessore Cè», che invece preferirebbero avere mani libere sulle scelte programmatiche di quel settore.
«La sanità è sempre stata, e continuerà ad essere, oggetto di valutazioni collegiali - ha chiarito ulteriormente ieri a il Giornale il sottosegretario alla presidenza Raffaele Cattaneo -: quell’assessorato non viene appaltato, come un dicastero, all’assessore di competenza, ma le decisioni vengono prese a maggioranza, perché questo è il metodo instaurato da dieci anni a questa parte da Formigoni ed è quello che intendiamo portare avanti».
Un chiaro messaggio agli uomini del Carroccio che hanno provato ad alzare il tiro arrivando a chiedere - in caso di siluramento definitivo di Cè - il contemporaneo esautoramento di Giancarlo Abelli, asssessore al Welfare e da sempre braccio destro di Formigoni: l’uomo che, secondo loro, governerebbe occultamente l’intera sanità lombarda secondo quelle «logiche di potere» che proprio Cè è stato il primo a denunciare apertamente attraverso i media e che Formigoni definì «accuse miserabili». Una richiesta che la coordinatrice azzurra Gelmini ha prontamente respinto al mittente, ma che - secondo indiscrezioni circolate ieri al Pirelli - una parte dei formigoniani non avrebbe escluso a priori.
«Quella del baratto è una provocazione lanciata da Bossi ma che non ha motivi oggettivi e politici per poter essere realizzata - spiega proprio il “formigoniano” Cattaneo -: colpire Abelli significherebbe voler colpire Formigoni e Forza Italia, che da questa vicenda escono ancora più uniti di prima. Eppoi tra gli uomini del presidente non ci sono differenziazioni: c’è sempre qualcuno che tenta di dividerci, ma non ci riusciranno mai»