Caso Cè, oggi ad Arcore vertice salva-giunta

L’assessore al Welfare accusato di aver favorito il figlio primario. Fi: «Attacco ignobile»

Marcello Chirico

Ha rischiato di saltare fino all’ultimo, poi però - grazie all’opera di convincimento operata per gran parte della tempestosa giornata di ieri dalla coordinatrice azzurra Mariastella Gelmini - è stato confermato. Ma più che un vertice collegiale di tutti i capataz delle segreterie politiche locali (come originariamente avrebbe dovuto essere), quello convocato per le 13 a Villa San Martino di Arcore sarà un summit ristretto. Tre in tutto i partecipanti: il premier Silvio Berlusconi, il leader leghista Umberto Bossi e il governatore lombardo Roberto Formigoni. Saranno loro tre, e soltanto loro, a cercare di trovare la soluzione al «caso Cè», partito ad agosto come «caso personale», trasformatosi poi in «caso politico» e, nelle ultime ore, deflagrato quasi in «caso nazionale», con la possibilità nemmeno troppo remota - se non arginato in tempo - di mettere addirittura a repentaglio la stessa alleanza di governo tra Forza Italia e Lega.
A portare alle estreme conseguenze politiche una querelle a muso duro tra l’assessore leghista Alessandro Cè e i vertici del Pirellone è stato l’inatteso attacco sferrato ieri dalla Padania a Giancarlo Abelli, responsabile del welfare regionale e (soprattutto) braccio destro di Formigoni, l’uomo al quale - secondo gli uomini del Carroccio - sarebbe affidata la gestione occulta (e, in particolare, mirata a favorire i ciellini») della sanità lombarda e di cui i lùmbard hanno chiesto l’esautorazione in caso fosse confermata quella di Cè.
Un articolo firmato dal direttore del quotidiano leghista, Gianluigi Paragone, attraverso il quale si è tentato di dimostrare come Abelli «sia - riportiamo testuale - un ottimo assessore alla famiglia: la sua infatti l’ha sistemata davvero bene», e vengono citati i casi dei figli Fabrizio e Paola, «sistemati» rispettivamente all’ospedale di Voghera (come primario di radiologia, a partire dal prossimo 10 ottobre) e alla clinica Maugeri di Montescano (come direttrice sanitaria). Nient’altro che le prove, secondo il quotidiano lùmbard, di come Formigoni non sia affatto «estraneo a quelle logiche di potere» tirate in ballo in estate da Cè e costategli la «sospensione» coatta dalle funzioni amministrative.
Un articolo che Forza Italia, con la coordinatrice Gelmini, non ha esitato a bollare come «ignobile, da volgare gossip dei tabloid inglesi» e che, al Pirellone, il governatore - interpretandolo subito come un attacco diretto alla sua persona - ha inteso come la volontà del Carroccio di andare allo scontro frontale. Sia in Lombardia, dove il feeling tra lui e i leghisti si è interrotto già da prima dell’ultimo voto regionale, ma - a cascata - pure a Roma, dove il Carroccio trova nella Cdl troppi freni nell’approvazione definitiva di quella devolution, l’unica riforma che interessa per davvero al partito di Bossi.
Di questo ieri mattina il più consapevole di tutti era proprio Abelli, il quale non ha esitato a formulare ad alta voce il proprio «sospetto», aggiungendo di essere inoltre disponibile «a mettere a disposizione il curriculum dei miei figli, a partire dalle lauree con 110 e lode che non sono sicuro che Cè possa vantare». «Certo - ha proseguito Abelli - se il livello è questo, l’elenco dei parenti leghisti riempirebbe libroni, a cominciare dai vertici. Se in vista del vertice di Arcore il Carroccio onora la tregua così, con un attacco vergognoso e ignobile, allora non mi pare che ci siano le condizioni per lavorare insieme». La stessa coordinatrice Gelmini, dopo aver letto quell’articolo, ha ammesso che «se un interlocutore non cerca di trovare una soluzione, allora ci troviamo davvero in un vicolo cieco». E infatti, nel pomeriggio di ieri, il vertice odierno sembrava davvero sfumato, anche perché dalla Lega non si registrava nessuna presa di posizione nei confronti di quanto pubblicato sulla Padania. Una rettifica che pure l’Udc, tramite il coordinatore Domenico Zambetti, ha sollecitato «per una questione di buon senso».
Totale la solidarietà del partito azzurro nei confronti di Abelli, dal gruppo consiliare al vice coordinatore regionale Giancarlo Serafini, dalla responsabile degli enti locali Mariella Bocciardo all’assessore Bernardo («La Padania è un quotidiano stalinista»). Gli assessori azzurri e i consiglieri regionali di Fi hanno inviato inoltre al premier Berlusconi una lettera con la quale si mette persino in dubbio la tenuta dell’alleanza con la Lega «perché - si legge - qualcuno ha infranto le regole. Non noi, ma altri hanno vilipeso il nostro operato, la nostra azione di governo, il nostro impegno politico individuale e di squadra, oltre che tutti gli alleati che compongono la coalizione. Ora, richiamandoci ai principi basilari dell’educazione, quando qualcuno usa l’offesa e l’insulto e su questa costruisce accuse infondate e infamanti, abbia il dovere di chiedere scusa». Oggi, alle 13, ad Arcore si cercherà di capire se esiste da parte della Lega la volontà di fare retromarcia oppure se l’intenzione è davvero quella di rompere a tutti i livelli. Per le 15 è convocata una giunta: chissà se per quell’ora la crisi sarà rientrata. Formigoni è comunque pronto ad andare dritto per la sua strada: alle 18 incontrerà, non a caso, il ministro moldavo alla Sanità.