Caso Calabresi, l'ultima di Sofri: "Io sono corresponsabile"

L'ex leader di Lotta continua: "Mi sento corresponsabile per aver
detto o scritto <em>Calabresi sarai suicidato</em>&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=319538">Morte Pinelli: mistero anche per Sofri
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Milano - Da un po' di tempo a questa parte tutto ciò che scrive Adriano Sofri sugli anni Settanta fa discutere. E non poco. Soprattutto se lambisce il delicato tema dello scontro ideologico-politico, fino alle sue più gravi conseguenze: la sfida aperta contro lo Stato. L'ex leader di Lotta continua è stato condannato per l'assassinio del commissario Luigi Calabresi. Si è sempre professato innocente anche se, a differenza dei suoi "compagni di lotta", lui in carcere dopo la condanna definitiva c'è stato. Attualmente si trova agli arresti domiciliari per problemi di salute, ma più di una volta è stato autorizzato a partecipare a vari incontri e trasmissioni televisive. In tutti questi anni non ha mai smesso di scrivere. Soprattutto sui giornali. Ma questa volta è tornato a far parlare di sé per ciò che ha scritto nel suo nuovo libro, in cui torna a parlare di Calabresi.

Mi sento corresponsabile "Di nessun atto terroristico degli anni ’70 mi sento corresponsabile. Dell’omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, Calabresi sarai suicidato". Sofri torna sul caso del commissario Calabresi, assassinato il 17 maggio 1972 a Milano. Lo fa attraverso il suo ultimo libro intitolato "La notte che Pinelli", l’anarchico Pino Pinelli fermato per la strage del 12 dicembre e caduto da una finestra della questura di Milano la sera del 15 dicembre 1969, durante un interrogatorio. Il contenuto del libro viene anticipato sul prossimo numero del settimanale "L’Espresso".

La morte di Pinelli Sulla morte dell'anarchico Pinelli Sofri ricostruisce le varie versioni della caduta. "Colpisce il fatto che l’orario della tragedia viene cambiato nel corso degli anni e delle inchieste". All’inizio si parla di mezzanotte, dopo una presunta frase trabocchetto di Calabresi ("Valpreda ha parlato"). Ma questa versione, che confermerebbe la presenza di Calabresi nella stanza mentre Pinelli cadeva, viene, suggerisce Sofri, cambiata: fino ad arrivare alle 19,30. "Un gioco privo di ogni senso, perché la ricostruzione di Sofri fa capire che Calabresi, in quel momento, in quella stanza non c’era".

Lo Stato cavalcava l'illegalità Le conclusioni del libro sono in parte prevedibili: lo Stato in quegli anni cavalca l’illegalità. Il commissario fa parte di quel sistema. Infine Sofri confessa di non sapere com'è morto l’anarchico. Ma sul commissario Calabresi l’ex leader di Lotta Continua afferma, smentendo le ultime rivelazioni, che tra Pinelli e Calabresi ci fosse un legame di amicizia. "No, non c’è stata amicizia", dice convinto Sofri. "Pinelli era intercettato, pedinato, da tempo sospettato. Alla Questura viene privato del sonno".

La pista anarchica Si voleva incastrarlo anche in relazione a due attentati, l’uno il 25 aprile alla Fiera di Milano, l’altro la notte dell’8 agosto a un convoglio ferroviario. Gran parte dell’interrogatorio di Calabresi verte proprio su questo. Secondo Sofri, "Calabresi era convinto che la pista anarchica fosse quella giusta". La convinzione emerge dagli stessi interrogatori: sia di Pinelli che di un altro anarchico, Ardau, a cui Calabresi dice: "Non venirmi a raccontare che sono stati i fascisti; la matrice è anarchica, fa parte della tradizione vostra".

Il ruolo di Valpreda Nel libro c’è ancora la figura di Pietro Valpreda, un anarchico parolaio, che si paragona a Ravachol, il bombarolo parigino dell’800, e che Calabresi considera capace di ogni nefandezza. Il guaio è che anche Pinelli diffida di Valpreda e lo considera pericoloso.

La novità di Sofri su Pinelli "La notte che Pinelli" è il primo tentativo di ricostruire dalle innumerevoli carte legali - gli atti dei tanti procedimenti giudiziari - le giornate in cui Pinelli era detenuto nei locali della Questura di Milano. Sofri parte dal pomeriggio del venerdì 12 dicembre 1969, dalla strage di Piazza Fontana. Il questore di Milano è Marcello Guida, nel 1942 direttore del confino politico cui venivano condannati gli antifascisti a Ventotene; il capo dell’ufficio politico (così si chiamava allora) è Antonino Allegra, anch’egli figura controversa. Luigi Calabresi è invece un funzionario giovane, moderno. Subito dopo gli attentati si procede agli arresti degli anarchici: una pista rivelatasi alla fine falsa. Tra loro ci sono Pinelli e Pietro Valpreda (che rimarrà a lungo in carcere).

Nessun complotto Ma perché proprio gli anarchici? Sofri rifugge da ogni teoria di complotto. Spiega che Guida e Allegra "volevano compiacere le proprie predilezioni e i superiori a Roma: ma non è questo il punto. Il punto è che lo stesso Calabresi ne era convinto".