Caso Calabria, sinistra in difficoltà «Mastella intimidisce la procura»

Idv, Prc e Sdi: no al trasferimento del pm che indaga su Prodi e il ministro

da Roma

Alla Procura di Catanzaro un’idea se la sono fatta. «È una ritorsione. Mastella chiede al Csm di trasferire il pm De Magistris proprio quando sta valutando se iscriverlo nel registro degli indagati». Lui, il titolare di inchieste scomode che hanno coinvolto anche il premier Romano Prodi, lavora nel suo ufficio. «Sono sereno - dice -. Vado avanti come prima e più di prima». Anche nell’inchiesta Why Not e nell’esame delle intercettazioni telefoniche tra Mastella e uno dei principali indagati, Antonio Saladino.
Ma fino a quando? L’8 ottobre il Csm esaminerà la richiesta del guardasigilli che, dopo un’ispezione, sollecita la rimozione sua, del capo della Procura Mariano Lombardi con il quale è entrato in conflitto e del pm di Potenza Vincenzo Montemurro. «È un attacco all’indipendente esercizio della giurisdizione - dice la leader della corrente di sinistra delle toghe Md, Rita Sanlorenzo -. Non risolverà i problemi dell’ufficio, anzi li alimenterà».
Anche a Roma si parla di «intimidazione». E le critiche più dure al guardasigilli sono dell’Unione. In testa Sinistra democratica e Italia dei valori. Domani Sd, che sta raccogliendo firme in Calabria per una petizione popolare contro il trasferimento, presenterà al Senato un’interrogazione al ministro della Giustizia per conoscere i motivi di un’iniziativa che può far sorgere «il dubbio, in specie nel caso siano coinvolti esponenti politici di rilievo, che si intenda intimidire il magistrato e condizionarne l’autonomia e l’indipendenza». Può apparire come «un arrogante esercizio di autotutela da parte di un potere politico che sa di essere nel torto» e alimentare il «sospetto che il potere politico sia esercitato per offrire tutele e coperture a chi inquina la politica e le istituzioni». Preoccupato e seriamente perplesso, Cesare Salvi chiede al governo di chiarire subito le ragioni di un’iniziativa che «appare priva di giustificazioni».
Non meno determinata l’Idv, che lancia a sua volta una petizione popolare diretta al presidente della Repubblica e al Csm, annunciando per domani una manifestazione in piazza a Catanzaro. L’europarlamentare Beniamino Donnici chiede al leader Antonio Di Pietro se per l’Idv sia opportuno rimanere in un esecutivo «il cui ministro di Giustizia si mette di traverso ai magistrati calabresi più esposti, quelli che indagano sui poteri forti» e se è ancora giustificata la permanenza al suo posto del sottosegretario Luigi Li Gotti. Il guardasigilli, ricorda l’esponente di Idv, «è espressione di un governo il cui presidente risulta indagato dal magistrato che si vorrebbe punire», e lui stesso è coinvolto nell’indagine per alcune intercettazioni. All’attacco del ministro anche il Prc. Giovanni Russo Spena si augura che l’iniziativa «non sia nata in ambiti impropri, e non abbia nella compagine governativa altri segni che non quelli che Mastella deve appunto spiegare». Per Francesco Caruso si tratta di «una vendetta» contro chi osa indagare sulla Cupola calabrese. Il capogruppo dello Sdi nella commissione Antimafia Giacomo Mancini si appella al presidente della Repubblica, perchè la richiesta di trasferimento per De Magistris è «un’azione devastante come la strage di Capaci». I radicali si augurano che il Csm blocchi «l’atto gravissimo» di Mastella e denunciano «il silenzio omertoso dell’Anm». Intanto, due consiglieri del Comune di Locri si dimettono per protesta dall’Udeur.
Sull’altro fronte, Giuseppe Gargani di Fi denuncia un «ulteriore duro colpo per l’equilibrio dei poteri in questo Paese». Voci discordanti da An: per Maurizio Gasparri non c’è «ripicca» nell’iniziativa del ministro contro la «primadonna» De Magistris, ma Angela Napoli della Commissione antimafia accusa Mastella di colpire i magistrati calabresi, invece di difenderli dalla ’ndrangheta.