Il «caso-caldaie» riscalda soltanto il XVII municipio

Andrea Cuomo

Magari fosse una questione scottante. Se lo augurerebbero i 25mila romani che di scottante in questi rigidi giorni non hanno certo i caloriferi. Sono le vittime del pasticciaccio brutto della trasformazione delle vecchie caldaie a carbone, messe fuori legge dal «wanted» del legislatore ma in circa 300 palazzi romani non ancora soppiantate da un impianto a norma. Colpa del ritardo con cui si sono mossi molti amministratori di condominio, dei faticosi preventivi per lavori tutt’altro che economici, delle tante domande che giacciono sul tavolo dell’Italgas che deve trasmetterle ai municipi. Eccetera.
Ma oggi non vogliamo discutere delle responsabilità di una non trascurabile emergenza sociale nella Roma del terzo millennio. Vogliamo raccontare di quello che accade in XVII municipio, uno dei territori dove si trovano a frotte palazzi «ex carbonari» e ora semplicemente «artici». Un racconto istruttivo su come, al di là di colore e ideologie, funzioni l’amministrazione della cosa pubblica, fosse pure una caldaia. Ieri abbiamo dato conto su queste pagine di un ordine del giorno «fuori sacco» presentato dalla consigliera del gruppo misto Rosita Torre per chiedere al prefetto di concedere una deroga ai palazzi non ancora attrezzati, non discusso per mancanza di numero legale. Apriti cielo. Ieri si sono fatti vivi due consiglieri municipali del XVII di opposti schieramenti politici. Il capogruppo di An Mauro Colombi (appartenente alla maggioranza) ci ha telefonato per farci sapere che l’odg in questione sarebbe stato firmato anche dal collega di partito Luigi Avveduto e che su di esso ci sarebbe stato un sostanziale accordo trasversale. Quanto al consigliere ds (quindi di opposizione) Francesco Alario ha inviato una tale richiesta di rettifica: «La fantasiosa ricostruzione, attribuita a una consigliera di maggioranza, è destituita da qualsiasi fondamento in quanto il consiglio di ieri era stato convocato per discutere un solo punto all’odg, come è avvenuto, e nessun consigliere, all’inizio della seduta, come da regolamento e da prassi consolidata, ha proposto di discutere un altro argomento “fuori sacco”. Esaurito, pertanto, l’argomento i consiglieri di opposizione hanno lasciato l’aula, certamente non per indifferenza al problema di cui nessuno aveva parlato né informalmente né formalmente». Insomma, una questione di «galateo istituzionale». Non di lana caprina, purtroppo: perché almeno quella farebbe caldo.
Precisione è stata fatta. I due consiglieri Colombi e Alario sono stati accontentati. Non i 25mila romani ancora senza termosifoni accesi, bimbi, anziani e malati compresi. Che oltre al danno delle case gelate vivono ora la beffa di vedere la loro difficile situazione eletta a pretesto di questioncelle procedurali e beghe politiche trasversali che non fanno onore a nessuno. Tutto questo in attesa che sulla poco scottante questione si pronunci il signor Walter Veltroni, sindaco di tutti i romani e quindi anche dei 25mila infreddoliti. Altrimenti l’uomo della strada, che magari è ignorante ma stupido no, potrebbe - chissà - anche pensare che i bambini africani contino di più di quel migliaio di piccoli coetanei romani senza riscaldamento.