Il caso Calipari, in scena l’epopea di un uomo di Stato

La sera del 4 marzo 2005 Nicola Calipari e Giuliana Sgrena sono a bordo di un fuoristrada diretto all’aeroporto di Bagdad. Calipari, un alto ufficiale dei servizi segreti italiani, ha appena ottenuto la liberazione della Sgrena, la giornalista del Manifesto rapita dalla jihad islamica un mese prima. Sulla capitale irachena imperversa un forte temporale: dopo aver superato alcuni checkpoint, il fuoristrada viene investito da un potente fascio di luce e crivellato da numerosi colpi sparati dai militari statunitensi. Nel tentativo di proteggere la Sgrena dalle pallottole, Calipari le fa scudo con il suo corpo. L’ufficiale del Sismi muore, la giornalista e il conducente dell’auto restano feriti. Su questa vicenda, sui suoi punti oscuri sul piano politico e giudiziario, ma soprattutto sui suoi risvolti sotto il profilo umano, si impernia «Il viaggio di Nicola Calipari», lo spettacolo di Fabrizio Coniglio in scena al Litta da oggi a domenica. Regista e interprete della pièce insieme con Alessia Giuliani, Coniglio è figlio di un generale di fanteria oggi in pensione. «L’idea di mettere in scena il caso Calipari si è fatta strada in me quando ho pensato che cosa avrebbe fatto mio padre in una situazione analoga: anche lui è stato un uomo di Stato con un forte senso delle istituzioni». «Uomo di Stato»: è questa l’espressione con cui il regista apostrofa più di frequente l’ufficiale del Sismi, facendo in modo che l’accento batta sulla parola «uomo». «Ciò che mi sta a cuore - afferma Coniglio - è mettere in luce come il gesto di Calipari non sia istintivo, ma scaturisca da un’educazione al dovere che, in certi servitori dello stato, rende più salda e più fertile la propria umanità». Lo spettacolo peraltro non prende in considerazione solo le vittime, ma anche colui che i rapporti ufficiali indicano come il carnefice, il soldato statunitense Mario Lozano, senza tuttavia decretarne un’inappellabile condanna. «Nella drammaturgia ho voluto sottolineare i rimorsi e le dichiarazioni colme di dolore di Lozano, proprio per mettere in risalto che non ho nessuna verità precostituita da affermare e nessun giudizio da far calare dall’alto. Ho piuttosto un rimpianto: che su questa vicenda, a causa di inquietanti veti politici, non si sia mai imbastito un vero processo». Lo spettacolo di questa sera sarà preceduto alle 18 da un dibattito in cui Giuliana Sgrena, dialogando con alcuni inviati di guerra delle testate milanesi, rievocherà le vicende di cui è stata protagonista.