Caso Calvi, il pm chiede quattro ergastoli

Dopo 25 anni entra nelle fasi conclusive il processo a una delle pagine più scure della storia italiana. Il magistrato chiederà la condanna per Calò, Carboni, Diotallevi e Vittor. Secondo l'accusa l'omicidio fu compiuto "per punire il banchiere dell'Ambrosiano"

Roma - Quattro ergastoli e un'assoluzione: sono le richieste preannunciate dal pm di Roma Luca Pescaroli, pubblico ministero nel processo per la morte del banchiere Roberto Calvi, in corso da quasi due anni nel carcere di Rebibbia. Prendendo oggi la parola, il rappresentante della pubblica accusa ha già annunciato che alla fine del suo intervento chiederà la condanna a vita per Giuseppe (Pippo) Calò, già considerato il "cassiere" della mafia, per Flavio Carboni, Ernesto Diotallevi e Silvano Vittor. L'assoluzione, invece, anche se con la formula che corrisponde alla vecchia insufficienza di prove, sarà chiesta per Manuela Kleinszig. L'accusa contestata a tutti gli imputati che vengono processati dalla Corta d'assise di Roma è quella di aver organizzato l'uccisione di Roberto Calvi, presidente del consiglio di amministrazione e consigliere delegato del Banco Ambrosiano, che fu trovato impiccato a Londra sotto il ponte dei Frati Neri nel giugno del 1982.

Motivazioni Il delitto, secondo la ricostruzione fatta dai giudici romani, fu deciso per "punirlo di essersi impadronito di notevoli quantitativi di danaro appartenenti a Cosa nostra e alla camorra; per conseguire l'impunità di ottenere e conservare il profitto dei delitti di riciclaggio posti in essere tramite il Banco Ambrosiano e le società collegate allo stesso e di concorso nelle distrazioni di ingenti somme di danaro effettuate in danno dell'Istituto di credito e delle società allo stesso collegate; per impedirgli di esercitare il potere ricattatorio nei confronti dei referenti politico-istituzionali della massoneria della Loggia P2 e dello Ior con i quali aveva gestito investimenti e finanziamenti di cospicue somme di danaro anche provenienti da Cosa nostra e da enti pubblici nazionali".

Responsabilità In base alla originaria ricostruzione dei fatti da parte della procura di Roma, il mandante dell'omicidio del banchiere sarebbe stato Giuseppe Calò (ritenuto dagli inquirenti vicino alla mafia), mentre gli uomini d'affari Carboni e Diotallevi, assieme a Vittor (ex contrabbandiere) e la Kleinzig (all'epoca compagna di Carboni) avrebbero collaborato alla fase organizzativa ed esecutiva del piano che prevedeva innanzitutto l'allontanamento di Calvi dall'Italia. Stando al calendario dibattimentale fissato dalla seconda corte d'assise, presieduta da Mario Lucio D'Andria, il pm Tescaroli ha a disposizione altre due udienze per completare la requisitoria. Poi la parola passerà ai difensori.

Difesa Carboni "Non basta il vecchio trucco della richieste di condanna fatte all'inizio piuttosto che alla fine della requisitoria per nascondere il vuoto probatorio di un processo che da 25 anni ripete in tutte le salse cose già chiare e accertate in decine di dibattimenti chiusi con decisioni irrevocabili". È la dichiarazione dell'avvocato Renato Borzone, difensore dell'uomo d'affari Flavio Carboni, per il quale il pm Luca Tescaroli ha chiesto la condanna all'ergastolo per l'omicidio di Roberto Calvi.