Caso Ciarrapico: "Fascista non nostalgico"

Gaffe dell’editore candidato dal Pdl nel Lazio: &quot;Mai rinnegato il Ventennio&quot;. Poi la smentita. L'ira di Bossi. Nel Pd <strong><a href="/a.pic1?ID=247196">esordio con gaffe di Colaninno</a></strong>: &quot;Vinceremo, ma non stavolta&quot;

Roma - «Mai rinnegato il fascismo». La candidatura nel Popolo delle libertà di Giuseppe Ciarrapico diventa un caso e infiamma il dibattito politico, scatenando polemiche fortissime tra i due poli, ma anche dentro lo stesso Popolo delle libertà. La scintilla scaturisce in mattinata. In un’intervista alla Repubblica l’imprenditore, ex presidente della Roma calcio, dice senza mezzi termini: «Il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie ma non l’ho mai rinnegato».

Il centrosinistra arma i cannoni e inizia a sparare sulla candidatura «antidemocratica». Naturalmente come sempre accade in questi casi c’è sempre un problema di memoria a breve o lungo termine, visto che la stessa indignazione non scattò quando Ciarrapico partecipò a un dibattito organizzato dal Pd al Teatro Eliseo. In quell’occasione, come riportò Elio Pirari sulla Stampa del 14 marzo del 2007, l’editore definì Goffredo Bettini «uno straordinario cervello, un politico fine, colto e arguto». Una beatificazione di un senatore diessino? «In Italia di gente così ce n’è poca» spiegò. «Bettini è un uomo di intelligenza straordinaria, se il Pd nascerà e troverà spazio molto dovremo a lui». Dovremo? «Dovranno, le mie scelte ideologiche restano un punto fermo».

Dimenticanze a parte la giornata è punteggiata da una serie di critiche rivolte all’imprenditore. Fiamma Nirenstein si dichiara «incompatibile con chi rivendica il fascismo». E anche Gianfranco Fini fa trapelare le sue perplessità. «Fosse dipeso da noi... - dice il leader di An allargando le braccia - non è stata una nostra scelta». E ancora: «Le dichiarazioni sono del tutto inopportune e se Ciarrapico è davvero un fascista convinto si dovrebbe ritirare dalla competizione elettorale perché fu Mussolini a giudicare le elezioni dei “ludi cartacei”. Se rimane in lista si tratta solo di una dichiarazione provocatoria che mette a disagio chi, come An, ha fatto da anni la scelta di pronunciare parole estremamente chiare a proposito del nostro passato». Rincara la dose, ma con una postilla, Maurizio Gasparri. «Condivido le perplessità di Fini ma non va dimenticato che le liste scandalose sono quelle del Pd con la segretaria di Fioroni o di Franceschini». E anche Umberto Bossi fa sentire la propria voce e lancia il suo «consiglio». «È opportuno che Ciarrapico faccia un passo indietro se non vuole danneggiare la coalizione».

Il centrosinistra, naturalmente, ha gioco facile a lanciare benzina sul fuoco. Piero Fassino parla di «apologia del fascismo», Walter Veltroni sostiene che «una forza democratica non candida Ciarrapico», Dario Franceschini parla di «inarrestabile spostamento a destra» del Pdl. A quel punto si moltiplicano le pressioni incrociate soprattutto di An affinché l’imprenditore faccia un passo indietro. Ma in serata arriva una puntualizzazione da parte del diretto interessato che ribadisce di essere intenzionato a rimanere al suo posto. «Il testo dell’intervista non corrisponde al mio pensiero. Il fascismo appartiene al nostro passato e io ho sempre espresso la mia netta riprovazione e condanna per la perdita della democrazia e ancora di più per le discriminazioni razziali. Sono un cittadino fedele della Repubblica e quindi alla democrazia che la regola. Le leggi razziali furono una ignominia. Mi sento onorato del fatto che la mia famiglia abbia protetto nel ’44 una delle più importanti famiglie israelite in Roma: questo è ciò che conta».