Il caso Consulenti esterni, stoccata al Comune: «Vanno limitati»

«La pubblica amministrazione deve trovare le risorse per lo svolgimento delle proprie funzioni nell’ambito dei propri apparati, rimanendo, secondo la legge, eccezionale il ricorso a collaborazioni esterne». Una vera e propria bacchettata al Comune. La vicenda delle cosiddette «consulenze d’oro» di Palazzo Marino torna alla ribalta in un un passaggio della relazione illustrata da Antonio Vetro, Presidente della Corte dei Conti della Lombardia, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Una vicenda per cui la Procura - con il procuratore aggiunto Alfredo Robledo - ha chiesto l’archiviazione, ma che ha visto a marzo una prima condanna di risarcimento per danno erariale di poco più di 262 mila euro, e nelle scorse settimane una seconda pari a 125mila euro per i costi eccessivi dell’ufficio stampa del Comune.
Vetro ha inoltre sottolineato che le collaborazioni esterne «devono essere rivolte ad obiettivi determinati, limitati nel tempo, di elevato contenuto professionale ed autorizzate da norma specifica se finalizzate alla diretta collaborazione con le autorità politiche». Inoltre per il reclutamento del personale presso la pubblica amministrazione, ha osservato il presidente della Corte «è sempre necessario rispettare i criteri di pubblicità, trasparenza, economicità e verificabilità del possesso dei requisiti professionali richiesti riguardo alla posizione da ricoprire».
Anche il procuratore regionale Eugenio Schlitzer sottolinea come il tema degli incarichi professionali e delle consulenze, «se non rigidamente ancorato ai presupposti normativi e giurisprudenziali vigenti» sia «in grado di incidere fortemente e negativamente sull’uso delle risorse pubbliche».