Caso Contrada, ancora un rinvio per decidere sulla scarcerazione

Rinviato al 26 gennaio il verdetto del Tribunale di sorveglianza, che deve valutare la concessione del differimento pena o la proroga degli arresti domiciliari per gravi motivi di salute

Ancora un rinvio per decidere il destino di Bruno Contrada, l'ex funzionario del Sisde condannato a dieci anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, attualmente agli arresti domiciliari nella sua casa palermitana per gravi motivi di salute. L'udienza del Tribunale di Sorveglianza di Palermo che avrebbe dovuto valutare se accogliere o meno l'istanza della difesa - che chiede la concessione del differimento pena o in subordine la proroga degli arresti domiciliari - è stata rinviata al prossimo 26 gennaio. Il motivo? Non è ancora arrivato il parere, richiesto dal Tribunale, della Direzione nazionale antimafia, che è stata chiamata a pronunciarsi sull'eventuale pericolosità sociale del detenuto. Di qui la decisione di far slittare di un altro mese e mezzo la decisione, lasciando Contrada sino alla prossima udienza agli arresti domiciliari.
Nulla di fatto, dunque. L'ex 007, condannato in via definitiva a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa, si trova agli arresti domiciliari ormai da quasi un anno. Il suo difensore, l'avvocato Giuseppe Lipera, chiede che venga concesso il differimento della pena perché possa curarsi. Bruno Contrada non ha una specifica patologia grave, ma una serie di pesanti problemi di salute - ha avuto più di un'ischemia e problemi cardiaci e circolatori - che rendono incompatibili le cure necessarie con la detenzione in una struttura carceraria. Le perizie mediche, tanto dell'accusa quanto della difesa, hanno sempre messo in luce la gravità del quadro clinico globale, tanto più rapportato all'età, visto che Contrada ha 78 anni. Ma c'è il nodo della pericolosità sociale. Prefettura e questura hanno escluso che ci siano contatti con mafiosi, meno netto il parere della Dda di Palermo che attraverso il procuratore aggiunto Antonio Ingroia ha fatto sapere che a suo giudizio è comunque un soggetto pericoloso, visti i contatti pregressi. Si vedrà. Intanto la decisione del Tribunale di sorveglianza, che doveva arrivare già a ottobre, è slittata ulteriormente.