Caso Contrada, per il pg della Cassazione manca la «pericolosità sociale»

Il rappresentante dell'accusa ha chiesto di accogliere il ricorso del difensore dell'ex 007, che chiede che chiede la scarcerazione dell'anziano poliziotto e il differimento pena per gravi motivi di salute

Si apre uno spiraglio per la concessione del differimento pena a Bruno Contrada, l'ex funzionario del Sisde condannato a dieci anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, e attualmente agli arresti domiciliari, nella sua casa di Palermo, per gravi motivi di salute. Il pg della Cassazione, infatti, ritiene che non ci siano i presupposti per non concedere il beneficio all'anziano poliziotto - compirà 78 anni a settembre - almeno per quanto riguarda la «pericolosità sociale». Di qui la richiesta ai giudici della Suprema corte, da parte dello stesso rappresentante dell'accusa, di accogliere il ricorso del difensore dell'ex 007, l'avvocato Giuseppe Lipera - per riesaminare la questione e valutare se non sia possibile concedere il differimento pena.
Uno spiraglio importante, per l'ex 007, mandato agli arresti domiciliari nei mesi scorsi proprio a causa delle precarie condizioni di salute, una serie di patologie aggravate pure dall'età. Secondo il pg il «no» del tribunale di sorveglianza di Palermo alla scarcerazione per la «pericolosità sociale» non «è adeguatamente motivato», perché i giudici avrebbero agito, a suo parere, «senza esaminare la documentazione allegata e senza valutare le circostanze allegate dal ricorrente». Di qui la richiesta di annullare con rinvio il provvedimento dei giudici del capoluogo siciliano, almeno nella parte che nega la scarcerazione. Saranno comunque i giudici della Suprema corte a decidere, nell'udienza fissata per il prossimo 4 giugno.
La scarcerazione di Contrada a causa delle gravi condizioni di salute è stata sempre chiesta dalla difesa dell'ex 007. L'anziano poliziotto ha problemi circolatori, cardiaci e neurologici, e le numerose perizie cliniche cui è stato sottoposto hanno sempre evidenziato l'impossibilità di tenere in equilibrio, in una struttura carceraria, una situazione clinica così precaria.