Il «caso» dei giornalisti che scrivono

Intanto Lady Pericu si appassiona all’alta moda come i big del mondo della comunicazione ligure

Novella Eva

Ormai scrivono tutti. I politici, i comici, i commercialisti gli avvocati, le attrici, addiritture le «veline». E da qualche tempo anche i giornalisti di casa nostra si offrono con le loro fatiche letterarie.
Cavo. È di questi giorni l’uscita del primo libro di Ilaria Cavo (giornalista genovese, legata a «Porta a Porta» di Bruno Vespa) che presenta «Diciassette omicidi per caso», la storia di Donato Bilancia.
È bastata la notizia che le prime copertine dei «magazine» più quotati le si sono gettati addosso: l’entourage mediatico si è mosso. Ed è già scatenante. La prima scrive di lei, Ilaria, è stata Barbara Palombelli (anche lei autrice di libri molto promozionati). Elogi a non finire, per altro davvero giustificati. Ecco qualche giudizio: «Ha i capelli lunghi e ricci, gli occhioni spalancati ma non ingenui, la pelle bianca da ragazzina e ha la passione da cronista vera, appartiene ad una razza pregiata e quasi estinta».
E ancora: «Se vivesse negli Stati Uniti, Ilaria Cavo sarebbe la protagonista in carne ed ossa di film, serial Tv, best seller da migliaia di copie». E infine: «Con la dolcezza che ricorda la Clarice-Jodie Foster del “Silenzio degli innocenti” ci ha svelato il vero volto del serial killer che ha terrorizzato l’Italia».
Ma non basta. Luisa Pronzato, altra brava cronista, annota: «È capace di smorzare l’adrenalina, che le è congeniale, per non accontentarsi di uno scoop immediato». Sicuramente il libro di Ilaria diventerà un best seller. Lei ha rilasciato su Bilancia una dichiarazione terribile. Ha scritto: «A microfoni spenti, mi ha detto (Bilancia appunto) che potrebbe uccidere ancora. Una perizia potrebbe dare un senso alle sue menzogne e spiegare a lui stesso come funziona la sua mente».
Manzitti. Non diventerà forse un best seller, ma anche la prima fatica letteraria di Franco Manzitti (caporedattore della redazione genovese di Repubblica) «Contrappunti» è certamente una bella testimonianza della nostra realtà genovese. Manzitti ha raccolto tutti i suoi «fondi» scritti per anni su Repubblica: fondi che hanno percorso, attraverso riflessioni, personaggi, appunti, annotazioni di colore, tanti anni della nostra Genova. È forse la prima vera testimonianza di tanti momenti felici o meno che hanno visto crescere lo scenario sociale, politico, culturale della Lanterna. Manzitti è un po’ la «memoria storica» della nostra realtà; i suoi ricordi sono sempre attraversati da riferimenti precisi ma anche da un po’ di nostalgia. Potrebbe essere una specie di Proust della Lanterna...
Paoli. Anche i cantautori, forse stufi di fare canzoni o forse perché la vena musicale è venuta meno, si danno alla scrittura. Gino ha voluto accanto a sè il figliolo Giovanni e, insieme, ha prodotto: «Sapore di note. I miei affetti, i miei valori, le mie passioni».
Un percorso, non solo musicale, di oltre cinquant’anni con lo sfondo della sua città. Tante impressioni, tanti ricordi, tanti personaggi, tante malinconie che affiorano. E parole piene di amore per la sua Genova: «È una città che ti comprime, ti chiude in cantina a fermentare fino a sentirti una bombola di gas surriscaldato, finisce che esplodi e diventi un Beppe Grillo o un Renzo Piano, due amici, Renzo addirittura mio compagno di scuola».
Alla presentazione gli altri due suoi cari amici, Arnaldo Bagnasco e Tonino Conte, hanno versato qualche lacrima.
Mondanità. Il nostro sindaco Giuseppe Pericu (politico che non disdegna a volte un pizzico di mondanità) è rimasto estasiato di fronte alla «trilogia plissettata» offerta da Roberto Capucci alla Borsa genovese, in una delle più sfolgoranti rassegne di «vestiti d’arte».
Un incontro mondano, un po’ aristocratico, che ha visto belle signore della Lanterna, guardare un po’ stravolte queste creazioni. Lo stesso Pericu, a braccetto della sua gentile consorte, sospirava, quasi pensasse: «Ma sarà mai possibile vedere la mia signora vestita da Capucci?». Prima ospite di lusso Valentina Cortese, sofisticatissima come sempre: è entrata alla Borsa come facesse un ingresso in scena. Sembrava quasi accompagnata dall’ombra di Strehler. Ha detto: «Roberto, sei fantastico!».
Paolo Odone, presidente della Camera di Commercio, è stato attratto particolarmente da due abiti «Diaspro» e «Sole». Una luce che lo ha illuminato. Poi ha seguito la spiegazione soffusa di Capucci: «La natura mi dà l’ispirazione più violenta, anche dopo aver sbucciato una semplice arancia».
Ammirata Alessandra Rissotto (a fianco dell’inseparabile Volpati) di quell’abito denominato «Oceano» creato per l’Expo di Lisbona e mostrato in occasione di Euroflora. La Rissotto, volto mitico della Tv di anni passati, è tornata sotto la Lanterna: diventerà numero uno, si dice, al più presto. Magari vestita da Capucci, accanto a Paolo Zerbini o a Pierantonio Zannoni. Che colpo! La più sorridente Elisabetta Carcassi, indiscussa «pr woman» che ha coordinato stupendamente la inaugurazione. Cordiale, pronta al sorriso, ottima padrona di casa. Un successo anche il suo. Ha ricevuto le congratulazioni anche di Fede Gardella che di pubbliche relazioni se ne intende. Avvolto da un abito chic, il pittore romantico Ballutti svolazzava per la sala e urlacchiava: «Il Roberto mi vuole sempre accanto a sè...». Attenta ai colori la fotografa internazionale Giuliana Traverso (e il suo fresco marito): che occasione per scattare qualche flash mondiale.
Scalpore e stupore ha suscitato Cristina Parodi: non aveva al suo fianco Giorgio Gori, ed ha respinto l’invito ad indossare uno degli abiti-sculture. Un ammiratore ha sussurrato: «È già una scultura lei...».
Elegantissima Ilca Bassi Bonaccorti che ha portato il saluto dei Lions; Mario Paternostro e la signora Paola, sorridendo, immaginavano le belle signore genovesi, vestite di «Sole» o di «Oceano» passeggiare per via Venti. Darebbero una grande soddisfazione a Capucci che ha definito la nostra città «stupenda, ordinata, pulita, con grandi palazzi». Ed ha concluso: «Per questa città farei l’abito dell’Angelo: dorato, beige».