Il caso diffusori Una furbata? No, è la regola

di Enrico Benzing
La stolidità genetica della Fia è quella di non voler chiamare con il loro nome dispositivi come «estrattore», «ala», «flap», «schermo», eccetera. Genetica, perché si tramanda dalla prima, ampia trascrizione del Regolamento (1978), alla vigilia del mio ingresso nella Commissione Tecnica. E adesso ci troviamo ad affrontare l'interessante stagione 2009, con le sue innovazioni - talune positive - sulla cosiddetta «pulizia aerodinamica», sul recupero dell'energia cinetica dispersa in frenata o KERS, sulle gomme «slick» o lisce, sul taglio di mille giri (da 19.000 a 18.000) per il regime dei motori, sulla mobilità (angolo d'incidenza) di una aletta anteriore, eccetera, ancora in un clima di ostilità e di trasgressione, come due e tre anni fa, con il «mass-damper» e con la proiezione molleggiata. Tutto con la conclamata colpevolezza della Fia-Tv: chi ha permesso a quel furbone di Alonso di usare un dispositivo mobile? Chi ha dato l'«ok» alla famosa molla proibita? È stato il signor Charlie Whiting, delegato tecnico plenipotenziario della stessa Fia-Tv, il quale è andato a verificare le Bgp, Toyota e Williams, prima della loro spedizione in Australia, e le ha giudicate regolari. Né poteva fare diversamente, perché il nuovo regolamento 2009 ha definito «carrozzeria» i diffusori, larghi 1.000 mm, alti 175 mm e con uno sbalzo (dall'asse-ruote posteriore) di 350 mm, mentre altre parti di «carrozzeria», dimenticate, nella fascia di 150 mm, possono rispettare dimensioni diverse. All'ingrosso, un estrattore è tanto più efficace quanto maggiore è la sua grandezza (300 per 300 mm fino al 2008). Ora, sarà... divertente scoprire cosa saprà nuovamente inventarsi questa Fia-Tv, se riformulare le regole, se sconfessare ancora il proprio delegato tecnico, se rivolgersi al Tribunale d'Appello o se convincere i contestatori a seguire l'interpretazione forzata, visto che l'aumento di effetto-suolo non è così grande, come alcuni vorrebbero far credere.