Caso Donigaglia Errani, la replica che non spiega nulla

«La mia forza sta nel fatto che sono una persona onesta». Non entra troppo nel dettaglio il presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani (nella foto), nel replicare all’articolo di Stefano Lorenzetto pubblicato ieri dal «Giornale», dal titolo: «“Roba per Vasco” in 5 agende che scottano». Nel pezzo erano riportate le parole di Giovanni Donigaglia, ex numero uno della Coopcostruttori di Argenta (colosso delle cooperative rosse poi coinvolto in un clamoroso crac) ed era riportato il contenuto delle agende sequestrate a Vittorio Savini, ingegnere e amministratore Pci che patteggiò in tribunale dopo essere stato coinvolto con altri (e tra questi Donigaglia) in una vicenda di tangenti per un grosso appalto a Comacchio, nel Ferrarese. Nei diari, compilati negli anni ’80 e ’90, è riportato più volte il nome «Vasco». Donigaglia ha dichiarato inoltre che «lo sapevano anche i lampioni che lui (Savini, ndr) era il collettore delle tangenti per la federazione comunista di Ravenna presieduta da Errani». Errani ha affidato la sua breve risposta a un comunicato diramato all’agenzia «Ansa»: «Ancora una volta il “Giornale” della famiglia Berlusconi tenta di gettare sospetti e fango su di me. È un classico. La mia risposta è semplice: non mi faccio intimorire». Ma nel comunicato Errani si guarda bene dal rispondere a Donigaglia, che ieri lo ha invitato a «dire se è o non è il Vasco citato nelle agende, spiegare se ebbe o non ebbe rapporti col direttore dei lavori che sovrintendeva alle opere pubbliche a Comacchio, confermare o smentire la fitta serie di contatti intercorsi fra i due e, in caso affermativo, precisare che roba voleva consegnargli o gli consegnò Savini». «In fin dei conti per molto meno il suo ex vice in Regione, Flavio Delbono, ha dovuto dimettersi da sindaco di Bologna», aveva concluso Donigaglia.