«Un caso eccezionale Evitiamo inutili allarmismi»

Un caso del tutto eccezionale. Il primo in assoluto in Italia, dove la legge sulla donazione degli organi funziona, tutela i donatori e anche la volontà della famiglia. Vincenzo Passarelli, presidente nazionale di Aido, l'Associazione italiana per la donazione degli organi, teme che il caso genovese possa provocare inutili allarmismi. E insiste: «La nostra legislazione è talmente garantista che anche in presenza di una dichiarazione positiva espressa dal defunto prima della morte, se la famiglia pone ostacoli o ha riserve, i medici non procedono all'espianto».
Pare che a Genova ci sia stata una svista. Eppure la conseguenza è stata grave.
«Di solito avviene esattamente il contrario. La legge prevede che i familiari vengano interpellati solo se manca la dichiarazione di volontà del defunto. Invece in Italia se i parenti non vogliono che si proceda, si preferisce perdere un donatore piuttosto che andare contro la volontà della famiglia».
Quali sono i numeri in Italia?
«Prima della legge del ’99 eravamo all’ultimo posto in Europa»
Le cose sono migliorate?
«Assolutamente sì. È cresciuta la sensibilità e oggi siamo al terzo posto in Europa per le donazioni, nel 2006 eravamo persino secondi».
Perché le donazioni sono utili?
«Perché chi beneficia del trapianto è una persona restituita alla società. Ci sono storie di donne che dopo l’intervento sono riuscite a farsi una famiglia mentre prima non potevano avere gravidanze. Migliaia di storie a lieto fine. E poi è anche una questione economica».
Che c’entra l’economia?
«Se vogliamo fare un discorso più pragmatico, un dializzato costa alla società 90mila euro l’anno. In Italia ce ne sono più di 60mila. Un trapianto di rene costa 50mila euro e si fa una sola volta».
Come convincerebbe gli scettici?
«Noi dobbiamo informare, non dobbiamo convincere. Intanto direi che ci sono tutte le garanzie. Che la dichiarazione di morte viene fatta da persone che col trapianto non hanno nulla a che fare. Che tutto avviene nelle strutture pubbliche, senza sospetto di commerci».
Sgombrate le paure, cosa aggiunge?
«Aggiungo che la donazione è un investimento per la propria salute. Solo una volta nella vita ci si trova di fronte alla morte mentre di fronte alle malattie che necessitano un trapianto ci si può trovare anche quattro o cinque. L’ospedale può avere l’équipe migliore, ma se non c’è l’organo la terapia non si può realizzare».