Caso Eluana, il giudice: "Sentenza esecutiva" La clinica di Udine annuncia: Eluana morirà qui

Atto d'indirizzo agli ospedali: illegale interrompere il cibo a persone in stato vegetativo. La Corte d'Appello: il provvedimento non si può impugnare. Sacconi insiste: &quot;Non fatelo, conseguenze amministrative&quot;<br />

Como - L’addio di Eluana al suo lago e ai suoi monti è difficile, difficilissimo. La donna, in stato vegetativo permanente da quasi 17 anni, dopo un incidente stradale, era destinata in queste ore a lasciare la clinica di Lecco dove è ricoverata. Avrebbe dovuto raggiungere la sua nuova destinazione, una casa di cura di Udine, per essere accompagnata verso la morte, secondo un protocollo di natura legale che rispetti le indicazioni contenute nel decreto della Corte d’Appello. Ma così non è stato. Quando tutto pareva pronto, è giunto il contrordine, cui è seguito la replica della corte d’appello di Milano: "La sentenza è definitiva".

Lo stop del Welfare L’ennesimo rinvio di una storia infinita, dopo ore e ore contraddistinte da polemiche nuove, successive all'atto di indirizzo annunciato dal ministro del Welfare Sacconi. Si è consumata, in una serata fredda e piovigginosa un’altra tappa di una vicenda umana, etica, giudiziaria, politica. Ma, soprattutto, di una storia di affetto familiare. Il padre, Beppino Englaro, sono anni, infatti, che si batte per ottenere che la figlia lasci quella che lui definisce "non vita". Nel luglio scorso aveva ottenuto l’autorizzazione allo stop all’alimentazione e all’idratazione artificiali dalla Corte d’Appello di Milano.

La decisione della Cassazione Poco più di un mese fa la Corte di Cassazione ha emesso la sua sentenza definitiva chiudendo così tutte l’iter giudiziario: Eluana può morire. Ma il padre si è scontrato con la difficoltà a reperire una struttura disposta ad accogliere Eluana nelle sue ultime giornate di vita. Ieri sembrava fatta: destinazione Udine, la terra d’origine di Beppino. Nella clinica Beato Luigi Talamoni, nel centro di Lecco, i preparativi per la partenza di Eluana si sono svolti nel più rigoroso riserbo. Beppino Englaro ha avuto un incontro con i responsabili della casa di cura per organizzare tutto. Un momento difficile. Ma, come si era ripromesso in queste ultime settimane, papà Englaro non ha voluto dire nulla. Ha parlato invece la curatrice speciale di Eluana, l’avvocato Franca Alessio. "È un momento delicatissimo, un momento di grande dolore, chiediamo il massimo rispetto - ha detto il legale - del resto non credo che al pubblico debba interessare dove, come e quando Eluana morirà".

Il dolore delle suore Misericordine Le suore Misericordine, da parte loro, hanno fatto sapere, attraverso la reception della clinica, che non erano disposte a parlare con nessuno. Nelle settimane scorse, più volte, avevano detto di voler tenere Eluana con loro per continuare a curarla come hanno fatto per così tanto tempo. Però, man mano che passavano i giorni, pur tra i tanti problemi che Beppino e i suoi legali incontravano nel trovare una struttura adeguata e disposta, anche le suore sono apparse come rassegnate a vedere Eluana andarsene. Ma la giornata era destinata a riservare ancora sorprese. Mentre infuriavano di nuovo le polemiche anche a livello politico, le luci della stanza di Eluana - che ha compiuto 38 anni il 25 novembre scorso, e all’epoca dell’incidente ne aveva poco più di 21 - sono state, a lungo, spente. Un particolare che, insieme al fatto che per domattina a un’ora inconsueta come le 8 era stata convocata una conferenza stampa dalla casa di cura di Udine, aveva fatto pensare, addirittura, che il trasferimento verso il Friuli fosse già avvenuto.

La clinica di Udine pronta ad accettarla "Non appena il provvedimento di Sacconi si rivelerà inefficace in termini di impedimento all’esecuzione del decreto, come i legali della famiglia Englaro ritengono, Eluana sarà trasferita da Lecco presso la casa di cura di Udine, affinché le possano essere prestate le cure richieste per quell’accompagnamento decoroso stabilito dalla Corte di appello di Milano". Con queste parole, l’amministratore delegato della struttura friulana, Claudio Riccobon, ha confermato la volontà della casa di cura ad accogliere Eluana per portarla alla morte. "A quest’ora, secondo quanto programmato - ha detto Riccobon ai giornalisti, come riferisce una nota diffusa dalla struttura friulana - io vi starei leggendo un comunicato con il quale vi avrei confermato che la signora Englaro, su richiesta del padre, in forma gratuita e con l’assistenza prestata da un’equipe di volontari, era ricoverata da stamattina in una stanza privata della casa di cura Città di Udine affinché quanto stabilito dal decreto della Corte di Appello di Milano fosse messo in atto". Tuttavia, mentre il trasferimento stava per compiersi, il ministro Sacconi ha inviato un atto di indirizzo alle Regioni per ordinare loro che vietassero, a qualsiasi struttura sanitaria, la sospensione dell’alimentazione artificiale alle persone che, come Eluana, si trovano in stato vegetativo permanente. Per questo, la casa di cura ha "ritenuto di sospendere temporaneamente l’iter, in attesa che i legali e lafamiglia dimostrino che l’incursione del ministro Sacconi non intacca la validità del decreto".

La replica della Corte d'Appello "Il decreto non ha bisogno di alcuna ulteriore certificazione di esecutività perché la legge dice che tutte le volte che un provvedimento giudiziario non è più soggetto a impugnazione diventa definitivamente esecutivo", ha detto il giudice della prima sezione civile della corte d’appello di Milano, Filippo Lamanna, estensore del decreto con cui, lo scorso luglio, Beppino Englaro era stato autorizzato a interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiali. Il giudice ha spiegato che, nel caso specifico, il decreto del 9 luglio era già esecutivo e che, dopo il provvedimento dello scorso 11 novembre della Cassazione, che ha dichiarato inammissibile l’impugnazione della Procura Generale, è diventato definitivamente esecutivo. Comunque i legali di Englaro, ha precisato il magistrato, eventualmente possono chiedere alla cancelleria della Corte d’appello una attestazione che il provvedimento non è più soggetto a impugnazione e, di conseguenza, è esecutivo.

Sacconi: "Conseguenze inimmaginabili" "Certi comportamenti difformi da quei principi determinerebbero inadempienze con conseguenze immaginabili": così il ministro Sacconi ha risposto ai giornalisti che a Bruxelles gli chiedevano se la Casa di cura Città Udine rischia di perdere la convenzione con il servizio sanitario nazionale se esegue la sentenza della Cassazione per Eluana.