Caso Fortugno, si allontana la pista del boss

Solo professionali i contatti telefonici con il genero di Morabito. Pisanu invia forze speciali

Antonello Lupis

da Reggio Calabria

Mentre il ministro Pisanu annuncia una lotta alla 'ndrangheta senza tregua, con più uomini sul campo e con misure come la confisca dei beni patrimoniali ai sospetti, continuano serrate le indagini sull’omicidio di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria assassinato domenica scorsa a Locri.
In questi giorni l’attenzione degli inquirenti si è particolarmente focalizzata su una trentina di telefonate avvenute tra Fortugno e Giuseppe Pansera, medico, genero del boss Giuseppe Morabito, nel periodo tra il 1997 e il 2000. Anche questa pista, tuttavia, così come quella sugli appalti pubblici nel campo della Sanità locrese, non sembra portare elementi decisivi alle indagini sull’efferato omicidio. I contatti telefonici sarebbero infatti avvenuti solo per motivi sindacali e professionali e non per ragioni legate al malaffare.
In particolare negli ambienti investigativi di alto livello di Reggio Calabria è stato fatto notare che Fortugno e Pansera svolgevano entrambi la professione di medico e che i loro contatti telefonici, risalenti, tra l'altro, a 6-7 anni fa, «non sono significativi di alcunché».
Chiara, chiarissima anche la dichiarazione della moglie di Fortugno, Maria Grazia Laganà, che ieri è stata, tra l'altro, sentita a Locri dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Giuseppe Creazzo: «Le telefonate riguardavano il rinnovo del consiglio provinciale dell'ordine dei medici».
A distanza quindi di quasi una settimana dal delitto «eccellente» e, comunque, di chiaro stampo mafioso, le indagini non hanno imboccato la pista giusta visto che il lavoro investigativo è ancora nella fase iniziale. In questi giorni gli accertamenti, difatti, sono ancora volti a verificare tutte le situazioni pregresse e attuali che potrebbero fare da sfondo all'omicidio dell'esponente della Margherita, senza tralasciare alcunché. Sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori, quindi, c'è pure il successo elettorale ottenuto nella primavera scorsa da Francesco Fortugno, che da consigliere regionale di minoranza uscente è riuscito, nonostante il flop di Locri (solo 490 voti ossia meno del 5 per cento dei votanti) quasi a triplicare ugualmente i consensi, rispetto alle regionali del 2000, sfiorando il tetto di novemila voti. Al vaglio pure la matrice politica del delitto finalizzato a lanciare un messaggio chiaro e diretto al mondo politico calabrese da parte della 'ndrangheta.
A parte questo, comunque, l'attenzione degli investigatori è in queste ultime ore incentrata sulla dinamica del delitto e sull'arma utilizzata dal killer, una pistola calibro 9x19 mai usata prima in agguati di 'ndrangheta nel Reggino ma solo nel Vibonese.
Sulla presenza di un basista, invece, nei pressi di Palazzo Nieddu, gli investigatori non nutrono dubbi: qualcuno, infatti, ha seguito l'esponente della Margherita nei suoi spostamenti, indicando al killer il momento migliore per entrare in azione. Un elemento che indica la determinazione di uccidere Fortugno in modo eclatante, all'ingresso del seggio dove, appunto, erano in svolgimento le primarie.
Il programma straordinario del Viminale ha intanto disposto un «cospicuo» aumento di uomini «altamente specializzati», tutti provenienti da fuori e, quindi, «non soggetti a condizionamenti di carattere locale».