Il caso I pm aprono un’inchiesta sulla sponsorizzazione di Della Valle

RomaPollice verso per un altro uomo del governo Monti. A finire sotto torchio da parte di Antitrust, Corte dei conti e pure della Procura di Roma per ipotesi d’abuso d’ufficio e irregolarità amministrative questa volta è l’attuale sottosegretario al ministero dei Beni Culturali, Roberto Cecchi.
Dopo le vacanze gratis di un altro sottosegretario, Carlo Malinconico, dopo la casa Inps acquistata a prezzo «d’occasione» dal ministro Filippo Patroni Griffi, la pietra dello scandalo questa volta è l’accordo stipulato con l’imprenditore Diego della Valle per il restauro del Colosseo. A firmare il protocollo d’intesa con il proprietario della Tod’s proprio Cecchi, allora Commissario straordinario dell’area archeologica romana. Anche se le inchieste finissero in un nulla di fatto, indubbiamente si tratta di un’altra macchia sull’immagine di un governo che il presidente del Consiglio, Mario Monti, pretendeva impeccabile.
L’accordo, siglato nel gennaio 2011, era stato subito pesantemente criticato: l’accusa quella di aver «svenduto» l’immagine del Colosseo in cambio dei 25 milioni di euro offerti per il restauro da Della Valle. Molti avevano considerato decisamente eccessivo l’aver concesso uno sfruttamento esclusivo dell’immagine dell’Anfiteatro Flavio, praticamente il monumento più famoso del mondo, per 15 anni. E infatti erano piovute subito una serie di denunce che ora stanno dando i loro frutti. Frutti decisamente amari per Monti. L’esposto alla magistratura romana è stato presentato dalla Uil beni e attività culturali (organizzazione dei lavoratori della pubblica amministrazione) che aveva chiesto di fare luce «sulle eventuali responsabilità penali ed erariali» per un accordo che agli occhi dell’organizzazione appariva come «una dismissione del Colosseo» da parte dell’amministrazione pubblica e invece come un ottimo affare per Della Valle che si così confermava abile imprenditore.
La procura ha subito aperto un fascicolo e affidato le indagini a Maria Letizia Golfieri. Sarebbero l’abuso d’ufficio e le irregolarità amministrative i due aspetti sui quali stanno lavorando gli investigatori ma non ci sarebbe ancora alcun nome iscritto nel registro degli indagati. Nei prossimi giorni dovrebbe essere sentito Cecchi, che si dice ovviamente disponibile rispetto a qualsiasi richiesta della magistratura ma ancora all’oscuro di tutto.
«Sono sereno - assicura il sottosegretario - al momento non ho ricevuto alcuna comunicazione dell’autorità giudiziaria ma qualora ne ricevessi collaborerò con il massimo impegno». Cecchi ribadisce, come già fatto quando ancora non era entrato nel governo, di essere tranquillo rispetto alle scelte fatte. «Sono convinto che con tutta l’amministrazione abbiamo agito con la massima correttezza per l’interesse pubblico», conclude Cecchi.
Alla Corte dei conti invece spetta valutare l’eventuale danno per le casse dello Stato. Ovvero la congruità delle concessioni fatte al gruppo Tod’s e all’associazione, appositamente costituita per il restauro, Amici del Colosseo sulla base dell’entità della sponsorizzazione e del rientro per lo Stato. Infine la pronuncia dell’Antitrust sollecitata da un ricorso del Codacons che proprio un paio di giorni fa aveva evidenziato «distorsioni della concorrenza nell’accordo che affida i lavori di restauro del Colosseo al gruppo Tod’s». In sostanza per il Garante della Concorrenza sarebbe stato possibile per «l’amministrazione appaltante beneficiare di un’offerta più vantaggiosa» anche perché sarebbero stati concessi tempi troppo ristretti per le offerte alternative. A difendere la scelta fatta con Cecchi anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che definisce «una follia» le indagini e denuncia il tentativo di bloccare il restauro del Colosseo che così rischia di cadere a pezzi.