Il caso Ivan La madre dell’hooligan serbo: «È il figlio migliore del mondo»

La madre di Ivan Bogdanov, il capo degli hooligan serbi protagonisti delle violenze di martedì sera allo stadio di Genova, ha difeso suo figlio, da lei definito «il figlio più tenero e migliore del mondo». Ivan, ha aggiunto, è un gentiluomo e un altruista, che ha pagato per il fatto di essere una brava persona. «Penso che lui sia una brava persona per tutti gli altri, eccetto che per se stesso». Ivan, 30 anni, abita con la madre in un appartamento a Dedinje - quartiere residenziale e elegante della collina di Belgrado. Il padre è morto sei mesi fa. La signora Fanika ha ammesso che per lei è stato molto difficile vedere suo figlio incitare gli hooligan a cavalcioni sulla rete divisoria di protezione allo stadio di Genova, e che sta male per gli articoli sui giornali e le accuse contro di lui. «Mi sento male quando vedo quello che si scrive su mio figlio, vi prego di capire», ha concluso la signora Fanika che ha chiesto di non porle altre domande. Anche alcuni vicini di casa, sentiti dal giornale, hanno parlato molto bene di Ivan Bogdanov. Uno di loro ha detto tra l’altro che Ivan sarebbe stato «rovinato» e che «quello che viene scritto su di lui non lo si scrive neanche per Bin Laden». Intanto non si fermano le polemiche sulle responsabilità degli incidenti. Ieri la Federcalcio serba ha chiesto la ripetizione della partita sostenendo che la colpa è dell’Italia. La Fss confida nell’esito dei colloqui in programma tra pochi giorni con il presidente della Uefa, Michel Platini. «Parleremo con il presidente dell’uefa Michel Platini il 18 ottobre, cercheremo la soluzione migliore. Quella più onesta sarebbe rigiocare la partita, ma al momento è solo il nostro desiderio»